Il prezzo del cibo cala in picchiata. Ad aprile 2015 il costo degli alimenti è sceso al livello più basso degli ultimi cinque anni. Secondo i dati della Fao, l’Agenzia per l’alimentazione e l’agricoltura delle Nazioni unite, sono calati i prezzi di tutte le derrate alimentari, soprattutto quelli del settore lattiero-caseario. Il calo è il risultato di un mix di fattori: l’elevata produzione alimentare mondiale, il dollaro forte, il basso prezzo del greggio e una scarsa domanda dovuta al deprezzamento delle valute dei mercati emergenti. Se il tema dell’Expo è nutrire il pianeta, con i prezzi più bassi la missione dovrebbe risultare più semplice. E a giovarne potrebbero essere soprattutto i Paesi con i redditi più bassi.
 
Prezzi più bassi
L’indice dei prezzi della Fao, che misura le variazioni di un paniere di prodotti che comprende cereali, semi oleosi, latte e derivati, carne e zucchero, ha registrato ad aprile una media di 171 punti, 1,2% in meno di marzo. Il costo delle importazioni mondiali dovrebbe essere quindi alleggerito di 153 miliardi di dollari, il 12% in meno rispetto all’anno scorso e il 14% in meno rispetto ai livelli record del 2013.
 
Un fattore determinante per il calo del prezzo degli alimenti, secondo la Fao, è anche la discesa dei costi dei noli marittimi per i carichi secchi, che per le navi più grandi si sono ridotti dagli oltre 100 mila dollari al giorno del 2008 ai 10 mila attuali.
 
Il costo del cibo influenzato da fattori esterni
Quel che è certo è che diversi fattori esterni continueranno ancora a influenzare il prezzo del cibo nel futuro prossimo. «La mia sensazione è che una variazione dei tassi di cambio potrebbe avere l’influenza maggiore, e se il dollaro tornasse più debole potrebbe essere di supporto ai prezzi», ha detto Abdolreza Abbassian, economista della Fao.
 
Cala la produzione cerealicola
Scendono i prezzi di zucchero, cereali e olio vegetale. Secondo le previsioni della Fao, la produzione cerealicola mondiale nel 2015 potrebbe scendere dell’1,5% rispetto all’anno precedente, con una produzione complessiva di 2.509 milioni di tonnellate. La riduzione maggiore sarebbe dovuta a una minore semina del mais. Non ci sono pericoli per i rifornimenti di cibo, hanno assicurato gli economisti della Fao: il calo della produzione sarà controbilanciato dalle scorte di magazzino “eccezionalmente alte”.
 
Riso
Il prezzo del riso, in particolare, è sceso costantemente da settembre del 2014. Il costo dei chicchi è stato influenzato dalla crescente competizione tra i grandi produttori. La debolezza delle valute nei grandi Paesi importatori di cibo come la Nigeria e il Brasile ha avuto effetti sulla loro capacità di acquisto, deprimendo quindi la domanda e facendo calare i prezzi. La previsione è che la produzione globale scenderà dell’1%, mentre le scorte di magazzino si dovrebbero ridurre del 4,6 per cento.
 
Prodotti lattiero-caseari
Il report della Fao mostra anche come a scendere maggiormente ad aprile siano stati i prezzi dei prodotti lattiero-caseari, soprattutto a causa dell’incertezza sulle importazioni cinesi e della riduzione degli acquisti dalla Russia per via delle sanzioni commerciali.
 
Cresce solo il prezzo della carne
Solo i prezzi della carne sono in controtendenza, avendo fatto segnare nel mese di aprile il primo aumento da agosto 2014. In calo invece il costo del pesce, a causa dell’abbondanza degli allevamenti. I volumi dell’acquacoltura sono aumentati del 5% nel 2014, mentre quelli dei pesci selvatici si sono ridotti del 2%.
 
Il crollo dei prezzi, come è evidente, è anche il frutto di una produzione alimentare globale abbondante. Che porta a forti sbilanciamenti nella distribuzione del cibo a livello mondiale, con sacche di popolazione che non riescono ad avere accesso a una corretta alimentazione e altre che accumulano scorte di magazzino. Con i prezzi più bassi, si potrebbe garantire l’accesso alle materie prime anche ai Paesi più poveri, anche se molto dipenderà dall’andamento delle loro valute. A Expo 2015 si affronteranno anche questi temi.