Nel solo mese di marzo gli italiani hanno deciso di affidare al risparmio gestito quasi 23 miliardi di euro. Nei primi tre mesi di quest’anno diventano così 52 i miliardi di euro che vanno a finire nei fondi comuni di investimento. Un trend positivo che dura da nove trimestri e non sembra abbia intenzione di esaurirsi a breve. Secondo i dati pubblicati da Assogestioni, con la raccolta di gennaio, febbraio e marzo il patrimonio totale investito sale a 1.717,9 miliardi di euro.

Fondi aperti flessibili e di diritto estero
La crescita maggiore è quella dei fondi aperti e tra questi sono in aumento soprattutto i flessibili, che hanno il vantaggio di gestire una asset allocation senza obblighi specifici. Ciò significa che possono investire in azioni e obbligazioni, in Italia e all’estero.
Tra gli altri fondi, gli obbligazionari sono in lieve miglioramento e gli azionari stabili, mentre scendono i bilanciati, gli hedge e i monetari. Proseguono a raccogliere ingenti somme i fondi di diritto estero, fondi aperti costituiti dall’estero da intermediari italiani (roundtrip) oppure fondi aperti creati direttamente da operatori esteri.

Titoli di Stato non troppo allettanti
Le condizioni del mercato favoriscono il risparmio gestito. Negli ultimi mesi abbiamo visto i tassi di interesse dei titoli di Stato europei (e non solo) abbassarsi, a causa principalmente del Quantitative Easing della BCE. In genere i bond istituzionali sono oggetto di grande attenzione da parte dei piccoli investitori, in cerca di buoni rendimenti a basso rischio anche sul medio-lungo periodo. Ma con rendimenti bassi o negativi, come abbiamo visto, gli investimenti si spostano altrove. Ora staremo a vedere come reagiranno i risparmiatori all’ondata di rialzi dei rendimenti dei principali titoli di Stato, a partire dal decennale tedesco.

Flessibilità degli investimenti e abilità dei gestori
Sollecitazioni geopolitiche, mercati nervosi, alta volatilità, petrolio sulle montagne russe. Sono solo alcuni dei motivi per i quali il contesto non è sempre facile da anticipare. Per questo agli investitori piace la libertà di cui godono i fondi flessibili, che possono evitare di restare vincolati a un singolo indice di riferimento. 
Certo, puntare sui fondi flessibili deve servire per costruire soltanto una porzione del proprio portafoglio. Come si legge in ogni nota informativa. Soprattutto, è bene affidarsi a un gestore professionista e non tentare con il fai-da-te. È per questo che ognuno può conoscere il benchmark di ogni singolo indice, per valutare l’effettiva competenza del proprio gestore, che comunque deve sempre tenere conto di alcuni limiti nella propria strategia. Su tutti, la gestione del rischio

Il risparmiatore può ad ogni modo stare tranquillo, perché Banca d’Italia e Consob (la Commissione nazionale per le società e la Borsa) hanno imposto norme molto severe per regolare il mercato dei fondi comuni e vigilano quotidianamente sul comportamento degli operatori, che comunque si stanno dimostrando affidabili. Per oltre 1.700 miliardi di buoni motivi.