Era il dicembre 2005 e l’economista Jim O’Neill di Goldman Sachs presentò in un report i Next Eleven: undici Paesi ad alto potenziale, con le caratteristiche per diventare le maggiori economie mondiali del XXI secolo. Molti i driver di crescita presi in considerazione: trend macroeconomici solidi e stabili, politica affidabile, capacità di attrarre investimenti esteri, buon livello di istruzione. Tra questi Paesi in grado di seguire le orme dei più famosi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica), c’era anche il Messico
                                    
La seconda potenza dell’America Latina
Dopo il Brasile, a livello economico il Messico è il più importante Paese del Sudamerica. Gli ultimi dati sul PIL sono relativi al 2013 e parlano di 1.260 miliardi di dollari. Per capirci, l’Italia nel 2013 ha registrato un totale di 1.362 miliardi di euro, pari a poco più di 1.500 miliardi di dollari. Non proprio una distanza abissale. L’economia messicana si basa soprattutto sui servizi, che valgono il 62% del PIL, e sull’industria, che vale il 18%.
                                  
Bassa disoccupazione e riforme strutturali
La forza lavoro non manca: si tratta, infatti, dell’undicesimo Paese più popoloso al mondo che, con i suoi 122 milioni di abitanti, si piazza dietro al Giappone, appena fuori dalla top ten mondiale. Ottimo anche il mercato del lavoro, che nel marzo del 2015 ha registrato un tasso di disoccupazione del 3,86%, in linea con la media degli ultimi vent’anni, come riporta l’Istituto Nazionale di Statistica e Geografia.
 
Le riforme strutturali attuate negli ultimi anni, soprattutto nel campo dell’energia e dell’istruzione hanno dato nuovo slancio al Paese e il costo della produzione è molto favorevole per gli investitori stranieri. Inoltre, la sfera d’influenza statunitense porta non pochi vantaggi, soprattutto in un momento di progressivo miglioramento dell’economia Usa come questo. Anche perché vale l’80% dell’export messicano.
                         
Stabilizzazione e crescita
Il mercato azionario messicano ha registrato ottime performance negli ultimi anni, al di sopra dell’indice globale degli altri Paesi emergenti. I tassi di crescita sono in miglioramento e l’inflazione è più bassa rispetto a quella dei vicini dell’America Latina, a fronte anche di un basso livello di indebitamento.
 
I rendimenti in pesos messicano, che vale circa 0,05 euro, registrano valori elevati sulle scadenze brevi. Mantenendosi in linea con il comportamento degli altri Paesi emergenti, la curva del debito ha vissuto un ribasso dei rendimenti, normalizzandosi.
 
L’andamento del petrolio influenzerà nel bene e nel male le strategie dei gestori di fondi. Circa un terzo delle entrate del governo messicano dipende da quel settore, è naturale che ogni movimento nel prezzo del greggio venga amplificato dai mercati. A causa di questo e altri motivi, la strada da percorrere è ancora lunga per diventare una vera potenza economica. Ma i presupposti ci sono tutti, così come le occasioni per gli investitori.