Un settore che vola alto, mentre intorno molti rimangono a quote basse o medie. È il mercato dell’arte, che dagli anni Ottanta in poi è diventato una classe di investimento a sé. Secondo i dati della European Fine Art Foundation, nel 2014 il volume d’affari ha raggiunto la cifra record di 51 miliardi di euro, circa il doppio rispetto ai livelli del 2009 e poco sopra il picco pre-crisi di 48 miliardi di euro del 2007. Questo perché i prezzi crescono di anno in anno. Per le opere contemporanee e del dopoguerra i prezzi sono cresciuti in media del 19% durante l'ultimo anno. Ecco perché quadri e sculture sono diventati per gli investitori una buona alternativa ad azioni e immobili.

Vendite record
A marzo 2015 il quadro “Quando ti sposi?” di Paul Gauguin è stato venduto alla cifra record di 300 milioni di dollari: la più alta di sempre. A pochi giorni di distanza, un compratore americano ha pagato 30 milioni di dollari per un quadro del tedesco Gerhard Richter, un record per un artista europeo vivente. Christie’s, una delle più importanti case d’asta al mondo, nel 2014 ha guadagnato 916 milioni di dollari dagli acquisti privati, il quadruplo rispetto ai 266 milioni di dollari del 2009.

La fotografia del mercato
Nel 2014 il mercato globale dell’arte è stato dominato da Stati Uniti (39%), Cina (22%) e Gran Bretagna (22%). Solo nel Regno Unito le vendite sono cresciute del 17%, in un anno arrivato dopo un periodo di stagnazione. Più della metà del mercato è rappresentato dai commercianti d’arte, che hanno a disposizione almeno 180 fiere internazionali in giro per il mondo. Meno della metà è coperta da collezionisti e investitori. A dominare il mercato è l’arte contemporanea e del dopoguerra (48% delle vendite), seguita da quella moderna (28%).

«Il mercato ha raggiunto il suo miglior risultato di sempre nelle vendite grazie al rafforzamento continuo dell’arte moderna, di quella del dopoguerra e contemporanea», ha spiegato Clare McAndrew, economista dell’arte e fondatore della società di ricerca Arts Economics. «Continua a essere un mercato molto polarizzato, con un numero relativamente piccolo di artisti, compratori e venditori che coprono una grossa fetta del valore totale. Tuttavia, il perimetro è destinato ad allargarsi grazie alle vendite online». Nel 2014 il mercato dell’arte sul Web ha raggiunto un volume d’affari di 3,3 miliardi di euro, rappresentando il 6% delle vendite totali, ma con prezzi più bassi, che si aggirano tra i mille e i 50 mila dollari per pezzo.

Una nuova figura professionale
E intorno a questo mondo sta nascendo anche una nuova figura professionale: il consulente per gli acquisti di opere d’arte. Il suo compito non è fornire una valutazione estetica, ma relativa ai potenziali ritorni economici.

In base ai dati di Deloitte, coloro che comprano opere d’arte come investimento sono passati dal 53% del 2012 al 76% del 2014. Il che, appunto, ha fatto crescere la necessità di essere affiancati da servizi professionali. Non a caso, l’88% delle società che gestiscono i patrimoni delle famiglie e il 64% delle banche interpellate hanno sostenuto che la progettazione di servizi di consulenza nel settore dell’arte sarà un focus strategico nei prossimi mesi. E la metà delle società di servizi consultate sostiene che una delle motivazioni più importanti degli investimenti nell’arte è il ruolo potenziale che possono svolgere in un portafoglio bilanciato e in una strategia di diversificazione degli investimenti. Soprattutto con la crisi economica, investire in qualcosa di tangibile e materiale è risultato negli ultimi anni più sicuro.

I rischi degli investimenti nell’arte
Tuttavia, i rischi degli investimenti in opere d’arte sono alti. I prezzi sono volatili e si basano sui gusti di piccoli gruppi di collezionisti che influenzano il mercato. Le opere che si vendono a cifre molto alte sono poche. Lo scorso anno lo 0,5% delle transazioni rappresentava da solo circa la metà del valore totale di tutte le vendite. Secondo Arts Economics, il valore di un’opera d’arte che costa più di 200mila dollari è destinato a crescere con una velocità cinque volte maggiore di un’opera che costa molto meno. Ma anche i costi da sostenere sono alti: a volte i costi di transazione superano anche il 4% del prezzo dell’opera. Nelle vendite di un’opera d’arte successiva alla prima c’è da pagare all’autore il cosiddetto diritto di seguito, una percentuale sul prezzo di vendita che va dallo 0,5% per la parte del prezzo di vendita superiore a 500mila euro al 4% per la parte superiore a 50mila euro.

Se è vero che con un’opera d’arte si può guadagnare è anche vero, quindi, che bisogna considerare diversi fattori e soprattutto scegliere bene su quale pezzo investire. L’arte è come la moda: i gusti cambiano ciclicamente.