Materie prime come oro e diamanti sono da sempre considerate “beni rifugio”, cioè investimenti coi quali si va sul sicuro in momenti di grande volatilità dei mercati. Eppure, le cose potrebbero cambiare: potrebbe diventare una scelta sempre più intrigante perché, stando ad alcune previsioni di Goldman Sachs, le attuali riserve di oro e diamanti si esauriranno nel giro di una ventina d’anni. Se fosse vera, sarebbe una pessima notizia per le società minerarie che estraggono queste preziosissime materie, ma potrebbe trattarsi di uno spunto interessante per gli investitori.
 
Nel 2015 l’oro raggiungerà il picco della produzione
Durante l’anno in corso l’industria mineraria dovrebbe raggiungere il picco storico delle estrazioni di oro: questa è la prima pietra sulla quale si basano le prospettive dei ricercatori. La seconda riguarda le possibili scoperte di nuovi giacimenti, che non sembrano essere all’orizzonte, anzi. Non si prevedono ritrovamenti di depositi di alta qualità e questo porta a pensare che la strada per la corsa all’oro diventi ogni mese più stretta. Certo, non è la prima volta che viene lanciato questo allarme. Ma in questo caso il report sembra fondato su basi più solide rispetto ai precedenti.
 
Se anche le feste cinesi influenzano il costo dei diamanti
La pietra più pregiata al mondo vede crescere il suo valore per diversi motivi: la De Beers sta esaurendo le riserve, non si trovano nuovi giacimenti di qualità e il ceto medio cinese, sempre più ricco, ha adottato dall’occidente l’usanza di regalare gioielli di diamanti. È Citigroup a sottolineare l’importanza di questi tre driver per il quinquennio 2015-2020.
Secondo quanto riporta Bain in uno studio dello scorso anno, la domanda globale di diamanti grezzi salirà di più del 5% all’anno. Se, come prevedono, l’offerta riuscirà a fronteggiare la domanda soltanto fino al prossimo anno, i prezzi del prodotto finale e i costi di tutta la filiera sono destinati ad aumentare.
 
 
Il futuro tra ripresa economica e strumenti derivati
Il valore di oro e diamanti non è determinato dal loro uso, ma solo dalle contrattazioni. E si basa proprio sul fatto che si tratta di risorse rare. Se l’estrazione e la produzione dovessero davvero arrestarsi nel giro di pochi anni, il loro valore e di conseguenza il loro prezzo salirebbero. Almeno fino a quando non si dovesse scoprire un nuovo giacimento. Eventualità che, al momento, è tutt’altro che certa.
Inoltre, una prolungata instabilità sui mercati e la lenta ripresa dell’economia globale non pare possano contribuire a un abbassamento dei valori relativi ai due beni rifugio. A completare il quadro ci sono i derivati legati a queste due commodity: si stima che per ogni oncia di oro in qualità di sottostante siano in circolazione circa 100 once di contratti derivati. Una distorsione che impatta in maniera decisiva sulle regole del gioco e sull’equilibrio tra domanda e offerta. Per questo è necessario muoversi con cautela e seguire i consigli degli esperti.