Sono tre i protagonisti dell’universo economico-finanziario nel primo trimestre dell’anno: il petrolio, la Banca Nazionale Svizzera e la Banca Centrale Europea. Il crollo del prezzo del greggio e le scelte di politica monetaria dei due istituti centrali hanno influenzato gli investimenti in tutto il mondo. Ecco come:
 
Petrolio
Oggi sul mercato c’è troppo petrolio, ecco perché il suo prezzo è sceso dai circa 95 dollari al barile di un anno fa ai 45 dollari di oggi. Se analizziamo l’andamento storico dei listini azionari, notiamo che a ogni calo del petrolio corrisponde un aumento del dollaro. Considerando anche gli effetti del Quantitative Easing europeo, il valore del biglietto verde cresce ulteriormente, scatenando un possibile effetto domino per le società americane e quindi per le borse. Per i profitti delle compagnie petrolifere è previsto un calo e la frenata può contagiare anche altri comparti, con un’evidente ricaduta sui listini. Ecco perché in questo momento gli investitori sembrano più attratti dall’Europa, dove l’impatto delle oscillazioni del petrolio è molto più limitato e regna ancora l’ottimismo del QE.
 
Le strategie delle banche centrali europea e svizzera
Dopo appena 15 giorni dall’inizio del 2015, la Banca Nazionale Svizzera (BNS) ha deciso a sorpresa disganciare il franco dall’euro, dalla soglia minima del cambio a 1,20. In soli 20 minuti il franco si è apprezzato del 40%, salvo poi ritornare quasi alla parità con la moneta unica europea.
 
La Banca Nazionale Svizzera ha anche comunicato da poco che manterrà i tassi di riferimento sui depositi in territorio negativo a -0,75% per bilanciare il franco ancora troppo sopravvalutato. Gli investitori hanno giudicato positiva questa scelta, che punta a mantenere il franco svizzero come bene rifugio, grazie alla stabilità e alla ricchezza del sistema economico elvetico.
 
Dal canto suo, la BCE ha avviato il QE acquistando titoli di stato, Asset-backed security e covered bond bancari. Questa operazione di alleggerimento ha portato segnali positivi per la maggior parte dei Paesi europei: lo spread tra BTP e Bund tedeschi è calato ancora, arrivando a 102 punti base, e il BTP italiano a dieci anni è sceso all’1,21%. Per di più, i Paesi periferici dell’area euro non sono stati contaminati dal caso Grecia: altro punto a favore per le scelte di Mario Draghi.
 
La volatilità dei mercati
Le due decisioni prese dalla Banca Nazionale Svizzera e dalla Banca Centrale Europea, unite ai risultati delle elezioni greche, hanno generato però una certa volatilità sui mercati, soprattutto in quelliemergenti. Instabilità che aumenterebbe se la Federal Reserve americana alzasse i tassi, come pare abbia intenzione di fare entro settembre.
 
Una conferma dell’ambiente incerto che si è creato sui mercati va trovata anche nell’andamento di oro e argento, tradizionali beni rifugio: se il metallo più prezioso è rimasto in linea con il prezzo del primo gennaio, sfiorando però rialzi di quasi il 10%, l’argento ha segnato un +6,5% da inizio anno.
 
Come emerge da questi scenari, non da ultimi i dati sulle materie prime, il 2015 è finora un anno ricco di sorprese e opportunità. Non è certo semplice districarsi tra tutte queste novità, ma con il giusto timing e una guida esperta c’è la possibilità di realizzare investimenti interessanti. Basta saper leggere tra le righe: lo dicono i mercati.