Per far ripartire i consumi servivano (e servono) soldi. Il prima possibile.
È vero: la spesa si fonda sulla fiducia. Ma perché torni l'ottimismo, qualche spicciolo in tasca aiuta. Il governo Renzi ha optato per il TFR in busta paga. La liquidazione potrà essere ricevuta di mese in mese anziché in un'unica soluzione al termine del rapporto di lavoro.
La scelta spetta al singolo dipendente del settore privato che abbia almeno sei mesi di anzianità.
 
TFR in busta paga: ecco a chi conviene
Ne vale la pena? La risposta non è semplice. Ed è chiaro che la decisione è spesso dettata da necessità e urgenza. Restando ai freddi numeri, occorre prendere in mano calcolatrice e dichiarazione dei redditi.
 
Il TFR anticipato si chiamerà QUIR, ossia “quota integrativa della retribuzione”. L'aliquota base è pari al 23%, uguale a quella del primo scaglione Irpef. Se il reddito è inferiore a 15 mila euro l'anno, quindi, non si guadagna e non si perde nulla. Per i redditi superiori, il saldo diventa negativo perché le tasse saranno più alte.
 
L'incognita ISEE
Il Tfr in busta paga, quindi, potrebbe convenire ai lavoratori che guadagnano meno di 15 mila euro l’anno. Ma anche in questi casi, c’è un però. La liquidazione anticipata sarà conteggiata per Isee e detrazioni Irpef.
Attenzione quindi: qualche decina di euro in più al mese potrebbe far sforare il proprio reddito da soglie che assicurano sgravi fiscali ben più sostanziosi. Senza dimenticare che, una volta richiesto, il QUIR dovrà essere mantenuto almeno fino al 2018.
 
Il Tfr in azienda: rendimenti magri
Il QUIR è ai suoi esordi. È troppo presto per dire se avrà successo. Ma alcuni sondaggi fanno presumere che gli italiani non useranno questa opzione. Secondo Confesercenti e Swg, solo 11 dipendenti su 100 affermano di volerlo già nel 2015. L’83%, invece, preferirà accumularlo nella propria impresa. Una scelta conservativa, nonostante i rendimenti esigui. La liquidazione parcheggiata in azienda si rivaluta dell’1,5%, cui si aggiunge il 75% del tasso d’inflazione. Con l’indice dei prezzi al palo, i tassi sono magrissimi. Secondo i dati della Commissione di vigilanza sui fondi pensione (Covip), il rendimento arriva all'1,3 per cento.
 
La terza via: i fondi pensione
Il TFR in busta paga porta con sé non pochi inconvenienti. Chi guadagna più di 15 mila euro l’anno dovrebbe essere particolarmente cauto. Sforato questo limite, tanto alto è lo stipendio annuo, tanto più forte sarà l’erosione fiscale sulla propria liquidazione. Allo stesso tempo, però, l’alternativa più praticata (il TFR in azienda) rende quasi nulla.
 
La terza via potrebbe essere quella dei fondi. Secondo la Covip, nel 2014 i fondi aperti hanno reso il 7,5% e i Piani individuali pensionistici il 7,3 per cento. Anche in questo caso, nel 2015 bisognerà fare i conti con l'aumento delle imposte (dall'11 al 20%). Ma i rendimenti, al netto delle tasse, rendono comunque questa opzione (almeno in astratto) più appetibile delle altre due.