Le azioni straordinarie di politica monetaria delle banche centrali in Europa e in Asia hanno prodotto come effetto collaterale il cosiddetto Super dollaro, cioè l’aumento del valore del biglietto verde, che ha toccato il picco massimo degli ultimi 11 anni.
 
Ovviamente a questo effetto contribuisce anche il Quantitative Easing di Mario Draghi, che ha quasi portato la parità tra euro e dollaro, mentre solo 12 mesi fa per acquistare 1 euro servivano 1,39 dollari. Ma quali conseguenze avrà il Super dollaro?
 
Cresce il potere di acquisto degli americani
King dollar - questo il soprannome dato negli USA al Super dollaro – porterà una serie di cambiamenti sia per le famiglie sia per le società. Nella vita di tutti i giorni, gli americani vedranno scendere il costo dei beni importati, dal momento che il dollaro si sta rafforzando nei confronti di tutte le principali valute, e dei prezzi al consumo.
In un’economia che sta ripartendo, dove la disoccupazione è al 5,5%, questo significa maggiori disponibilità economiche per le famiglie americane.
 
Crescita o freno per l’economia USA?
I pareri al riguardo però sono contrastanti. C’è chi vede il bicchiere mezzo vuoto, come The Washington Post, che ha evidenziato come il dollaro forte porti con sé minori introiti per le aziende esportatrici statunitensi. Dello stesso parere è John Williams, presidente della Federal Reserve Bank of San Francisco, per il quale il dollaro forte frena la crescita americana, facendola calare a meno del 3%.
 
Eppure, secondo molti esperti, il super dollaro può portare l’economia mondiale verso un punto di equilibrio, ridando ossigeno a Europa e Asia. Ancora più ottimista è chi guarda agli effetti sull’economia americana, che è in una fase di ripresa: il dollaro forte porterà maggiore liquidità dall’estero agli Stati Uniti e gli asset americani aumenteranno di valore. Le imprese americane avranno, inoltre, una maggiore convenienza a investire in stabilimenti e materiali statunitensi, il che porterà alla creazione di un circolo virtuoso, che andrà ad alimentare la crescita economica.
 
Il guadagno per l’economia italiana
Passiamo agli effetti di King dollar sulle tasche degli italiani. Sia tra gli operatori dell’export che tra chi lavora nel comparto turistico italiano, l’aumento del valore del dollaro sull’euro è accolto con piacere.
Perché? Prendiamo ad esempio una ditta che esporta occhiali in America. Se il prezzo di vendita di un prodotto è 100 euro, un anno fa a un americano servivano 139 dollari per acquistare un paio di occhiali, mentre oggi ne bastano poco più di 100.
In pratica, a parità di qualità della merce scambiata e con un margine di guadagno che per la ditta esportatrice resta invariato, scende il costo del bene per l’acquirente finale, che potrebbe di conseguenza richiederne di più, aumentando i volumi di vendita.
 
Discorso simile per le prospettive del settore turismo, pari ad oltre il 10% del PIL italiano, che vedrà gli americani più propensi a spendere durante i loro soggiorni nel Bel Paese: se 12 mesi fa con 1.000 dollari avrebbero ricevuto circa 720 euro, oggi ne otterrebbero circa 990 e questo maggior potere d’acquisto favorisce, ovviamente, la predisposizione a spendere.
 
Se gli effetti del Super dollaro sull’economia americana ancora non sono certi, sull’economia di casa nostra si stanno vedendo invece le prime positive conseguenze. A partire da un rinnovato interesse degli americani per gli acquisti di case, ville e appartamenti negli angoli più belli del Paese. Grazie al mini-euro, la seconda casa in Toscana per molti americani non sarà più un sogno impossibile. E anche il mercato italiano ne trarrà giovamento.