Ci sono abitudini dure a morire, nel mondo dell'imprenditoria e non solo. La prima: fare promesse e non rispettarle. Un altro vizio è quello di finanziare progetti propri con le risorse della società. Consuetudini che, quando vengono infrante, possono causare reazioni singolari. È quello che è successo a Brunello Cucinelli, azionista di maggioranza dell'omonima casa di moda, quando ha deciso di vendere una quota del 5,14%.
Obiettivo: finanziare quello che l'imprenditore umbro ha battezzato “Progetto per la bellezza”.
 
Il progetto finanziato
L'idea è quella di completare il recupero di Solomeo, borgo in provincia di Perugia restaurato da Cucinelli e oggi centro del gruppo, non solo come sede legale ma anche come polo produttivo e formativo.
Ai piedi di Solomeo si sta lavorando alla nascita di tre parchi che si estenderanno per 80 ettari:
  • Il Parco dell'Industria, che sostituirà sei stabilimenti industriali da 35 mila metri quadrati;
  • Il Parco dell'Oratorio Laico, che include un piccolo stadio per l'attività sportiva giovanile;
  • Il Parco Agrario, destinato a orti, vigneti, uliveti e frutteti. Un progetto ambizioso, che aveva bisogno di risorse fresche.
La promessa mantenuta
Novembre 2014: Cucinelli presenta il progetto e non rivela il suo costo ma promette, per rassicurare azionisti e analisti, che sarà finanziato dalla Fondazione Brunello e Federica Cucinelli e non dalla S.p.A.
Così è stato. Alla fine di gennaio, il patron ha ceduto il 5,14% del gruppo, riducendo la propria quota al 57%. Come promesso, non sono state toccate le casse della S.p.A.: le azioni vendute facevano capo alla Fedone S.r.l., società-veicolo “di famiglia”.
In sostanza Cucinelli ha pagato di tasca propria, ricevendo “in premio” qualche giorno di fibrillazione del titolo.   
 
Quali sono stati gli effetti in Borsa?
Il 5,14% equivale a 3.494.000 azioni. Alla data di vendita, con il titolo a 19,55 euro, l'incasso sarebbe stato vicino ai 70 milioni. Ne sono arrivati meno di 63, per un prezzo di 18 euro per azione. Il ribasso si spiega in parte con la strada scelta da Cucinelli, l'accelerated bookbuilding.
Con questo processo, che si concretizza in un massimo di due giorni, si sveltiscono le procedure di vendita senza passare direttamente dal mercato. La società si rivolge, infatti, a investitori istituzionali che, successivamente, venderanno le azioni acquistate.
In cambio di questa funzione, all'investitore istituzionale viene concesso uno sconto, di norma tra l'1 e il 5%. 
Il prezzo pagato a Cucinelli è stato, al netto dello sconto, più basso delle attese. E la Borsa ha reagito con un naturale adeguamento del titolo: il due febbraio, le azioni sono cadute a 18,1 centesimi. Ma si è trattato solo di un intoppo: il titolo è poi tornato ai livelli pre-vendita e, il 6 marzo, ha chiuso la settimana con un progresso del 3,04%, a 19,32 euro. La trasparenza pagherà anche a Piazza Affari?
 
Cucinelli, su Milano Finanza, si è dichiarato ottimista: “L'euro debole sosterrà le esportazioni, la grande quantità di denaro che immetterà la BCE sosterrà il finanziamento alle imprese, le riforme del nostro governo hanno imboccato la strada giusta ed essendo il nostro un Paese manifatturiero, immaginiamo un nuovo periodo fecondo".