Tre milioni di lavoratori, cioè il 13,1% dell’occupazione complessiva. È questo il peso della green economy italiana. Lo afferma il report GreenItaly 2017 (redatto da Unioncamere e Fondazione Symbola), uno dei più attendibili riferimenti del settore. Nel 2016 (anno a cui si riferiscono i dati) l’occupazione “verde” è cresciuta rispetto al 2014 di quasi 30 mila unità, pari all'1%. Non un balzo enorme, che però va tarato con l'economia del Paese, che tra il 2014 e il 2016 non stava certo galoppando. Non a caso, pur con un incremento minuto, il peso dei lavori green è cresciuto: costituisce infatti il 6,1% dell'incremento complessivo dell'occupazione nel triennio (480 mila lavoratori).

 
La geografia della green economy

Il valore aggiunto prodotto dalla green economy italiana nel 2016 è stato di 195,8 miliardi di euro, pari al 13,1% del totale complessivo. Guardando al “ranking” delle regioni, in vetta c'è la Lombardia, con una quota del 15,3%, seguita da Emilia-Romagna (14,8%), Trentino-Alto Adige (14,7%), Valle d’Aosta (14,0%) e Lazio (13,9%). Percentuali che indicano comunque una discreta omogeneità sul territorio nazionale (o almeno nelle regioni di punta). La Lombardia si conferma capofila anche per le assunzioni previste, con più di 81.600 assunzioni di figure green programmate nel 2017, pari al 25,7% del totale nazionale. Seguono a distanza, con oltre 30 mila assunzioni, il Lazio, l’Emilia Romagna e il Veneto.
 

Le tendenze dell'occupazione

La domanda di “green jobs” non rallenta. Anzi, cresce. In attesa che i dati vengano confermati sul campo, GreenItaly stimava che, nel 2017, le assunzioni previste nel settore sarebbero state 320mila. Non si tratta solo di una questione di quantità: si tratta infatti di posizioni che richiedono elevata istruzione (la laurea in un caso su tre) ed elevata specializzazione (con esperienza in uno specifico settore). Competenze più difficili da reperire rispetto alla media, che quindi vengono ripagate con contratti più stabili: le assunzioni a tempo indeterminato superano il 46%, quando nel resto delle altre figure scende al 30%. “Nell’attuale scenario economico – spiega il rapporto GreenItaly -  le profonde trasformazioni dei luoghi e metodi di lavoro, diventano sempre più importanti non solo le specifiche conoscenze tecniche legate alla professione ma anche tutta una serie di 'soft skill' indispensabili per avere maggior chance di impiego e più elevati livelli di crescita e produttività”.
Tra le più apprezzate ci sono la flessibilità e la capacità di adattamento, ritenuti requisiti molto importanti per oltre il 78% delle assunzioni in ambito green contro il 63% medio. Per il 45% delle assunzioni “verdi” programmate è importante il possesso della capacità comunicativa scritta e orale, che sembra legarsi per gran parte al volto della green economy collegato al marketing.
 

Le figure più richieste

Ma quali sono le professioni verdi più ricercate? Il rapporto individua una top ten. L’informatico ambientale è il green job più ricercato. È il segnale della trasformazione del settore, sempre più incentrato su software e internet of things. Nel percorso di trasformazione degli impianti, diventa centrale il meccanico industriale green, cioè un addetto alla manutenzione che non sia in grado solo di far funzionare gli impianti ma anche di farlo in modo sostenibile. Nel settore privato, incentivi e nuove abitudini stanno spingendo l'installatore di impianti termici a basso impatto. Sia per le imprese che nella pubblica amministrazione, si sta imponendo l'esperto di acquisti verdi, specializzato nell'individuazione di prodotti e fornitori che garantiscano un limitato impatto ambientale. Il chimico “verde” progetta e sviluppa nuovi prodotti prevalentemente in ambito industriale, ma può imporsi anche come esperto nel controllo di qualità e nel controllo ambientale. GreenItaly definisce poi “imprescindibile” l'ingegnere energetico, il cui obiettivo è sposare efficienza e sostenibilità. In ambito verde possono trasformarsi ed evolvere alcuni mestieri tradizionali. È il caso del “meccatronico green”, figlio delle competenze di meccanici ed elettrauti aggiornate e trasferite in un nuovo ambiente. Stesso discorso per il tecnologo del legno: non più il falegname di bottega ma una professione altamente specializzata. Le imprese cercano anche esperti di marketing ambientale ed economisti ambientali, che si occupi di gestione del rischio, politiche ambientali, gestione ambientale di impresa, impatto dei sistemi socio-economici sugli ecosistemi.


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