Parlare di soldi senza parlare di soldi. O meglio, convincere le persone, soprattutto i più giovani, a pianificare i propri investimenti. Per farlo, secondo le più recenti ricerche del settore, è necessario discutere di asset, soluzioni e prodotti finanziari senza saltare subito all’analisi di rischi, marginalità, guadagni, percentuali di crescita e somme da investire. È meglio spiegare il corretto funzionamento di questi strumenti, perché soprattutto tra i più giovani c’è sete di conoscenza finanziaria.
 

 
È l’educazione il valore aggiunto

Una strategia che le aziende fintech stanno iniziando ad adottare, quella dell’educazione finanziaria. In questo modo l’intero settore dà un valore aggiunto ai propri clienti, andando anche a costituire una community online sempre informata e attenta ai cambi di scenario, alle novità e in grado di scambiarsi consigli e opinioni. Ovviamente il target di popolazione è più focalizzato sui Millennials, a proprio agio con il fintech grazie alle conoscenze tecnologiche diffuse e desiderosi di entrare nel mondo della finanza. Un win-win che aumenterebbe gli investimenti e consentirebbe di migliorare l’alfabetizzazione finanziaria in tutto il mondo.
 

Il grande bisogno di conoscenze finanziarie

Secondo la 2015 S&P Global Financial Literacy Survey, ben due terzi della popolazione mondiale sono analfabeti finanziari. Il problema, oltre ovviamente alla mancanza di informazioni corrette per prendere decisioni sicure in fatto di investimenti, è la sopravvalutazione delle proprie conoscenze: le persone che credono di essere esperte sono più esposte al rischio di seguire consigli sbagliati, diffondere informazioni bancarie sui propri investimenti in modo imprudente e cadere nelle frodi informatiche. D’altro canto, se le società di investimento riescono a educare i propri clienti, soltanto con un paio di punti percentuali in più di alfabetizzazione finanziaria si potrebbero ottenere effetti positivi sul PIL del proprio Paese, sulla crescita di salari e di qualità della vita.

 
Una consulenza basata sulle teorie comportamentali

La proposta di alcune aziende fintech parte dalle teorie comportamentali: lanciare una consulenza a partire da questa base di dottrina e non soltanto parlando di numeri e soldi permetterebbe di andare incontro alle esigenze delle nuove generazioni grazie a strategie mirate di comunicazione e innovazione tecnologica, incoraggiando anche regolamentazioni più sicure. Inoltre, dopo averle istruite, sarebbe opportuno lasciare alle persone la gestione e la supervisione dei propri dati finanziari personali, in modo da indirizzarli a scegliere la corretta tipologia di consulenza e guida, prendendo in mano le redini del proprio percorso finanziario. Sono finiti i tempi in cui si incontrava ogni mese il proprio pianificatore finanziario, ora tutto ciò che serve è a portata di click sullo smartphone, con relativi tagli dei costi dei prodotti. Il risultato? Persone più colte e intelligenti, aziende più dinamiche e contesti economico-finanziari più in salute. 


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