La trasformazione digitale delle aziende è realtà, e gli investimenti in tecnologie sono ormai un pezzo importante dei bilanci. Secondo il sondaggio “KPMG CIO Survey 2017”, il 90% dei Chief Information Officer dichiara di aver aumentato gli investimenti in nuove tecnologie per consentire all’azienda di adattarsi a un contesto in continuo cambiamento. E più della metà dice di investire soprattutto in piattaforme tecnologiche agili e flessibili. Le cifre sono destinate a crescere, visto che – in base ai dati raccolti da Pwc – l’industria mondiale investirà in tecnologie 4.0 più di 900 miliardi di dollari l’anno entro il 2020. Dall’Internet delle cose all’intelligenza artificiale, dalla cybersecurity all’area software.
 
La vulnerabilità, e quindi l’attenzione alla cybersecurity, è la priorità numero uno. Un terzo dei leader IT (32%), intervistati da KPMG, dichiara che la propria azienda è stata vittima di un attacco cyber negli ultimi 24 mesi. Ma solo uno su cinque (21%) sostiene di essere preparato a rispondere ai cyberattacchi.
 
Un altro elemento centrale per gli investimenti è il software industriale. Secondo un white paper realizzato dal Working Group di Anie, il software può essere identificato come il layer abilitante per l’implementazione della trasformazione digitale delle imprese. Proprio grazie all’impiego del software industriale, si possono ottenere infatti in diverse aree applicative del processo industriale varie funzioni a valore aggiunto, capaci di rendere l’organizzazione in grado di rispondere ai più rapidi cambiamenti del mercato e di garantire vantaggi sia in termini di costi che di ricavi.


 
Il governo italiano non a caso ha previsto una serie di agevolazioni per le imprese che vogliano investire nelle tecnologie e nel digitale. «Per le PMI italiane modernizzarsi e dotarsi di tecnologie all’avanguardia, in ottica Industry 4.0, è indispensabile per mantenere la competitività a livello internazionale», spiegano da Anie. Inoltre, «le pmi possono trarre da Industry 4.0 grandi benefici, in quanto tale paradigma ben si sposa con l’agilità di tali organizzazioni, fornendo un contributo decisivo per l’innalzamento del livello di qualità dei prodotti realizzati e l’ottimizzazione dei costi di progettazione, produzione e logistica, traducendosi in una maggiore competitività dentro e fuori i confini nazionali». Basti pensare a come il cloud renda oggi disponibile l’accesso per le PMI ad applicazioni e tecnologie una volta appannaggio esclusivo delle grandi aziende in grado di sostenere gli investimenti richiesti.
 
Quello che serve è colmare un gap formativo, che deve essere colmato per garantire l’alto volume di risorse umane che diventano via via necessarie nella Enterprise Digital Transformation. L’ICT, l’engineering, il marketing e tutti i dipartimenti interni sono coinvolti nella digitalizzazione dei processi.
 
Tra le nuove figure professionali, sta emergendo quella dello Chief Digital Officer. Secondo i dati raccolti da KPMG, quasi il 40% in più delle aziende rispetto allo scorso anno ha introdotto questa nuova figura professionale. La strada è lunga, ma le aziende si stanno attrezzando.

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