Le nuove tecnologie offrono molte nuove opportunità, ma bisogna essere sicuri che tutti abbiano le competenze giuste per saperle utilizzare. Soprattutto nel campo finanziario quando parliamo di Fintech.
                                                            
Un’opportunità che nasce da un rischio

Oggi chiunque abbia uno smartphone in mano può acquistare beni e servizi, fare investimenti e più semplicemente spendere i propri risparmi con pochi clic. Ecco il principale campanello d’allarme evidenziato dal direttore dell’Associazione Bancaria Italiana (ABI) Giovanni Sabatini durante l’audizione di inizio dicembre davanti alla Commissione Finanze della Camera per l’indagine conoscitiva sullo sviluppo della tecnologia in ambito finanziario: “la facilità e immediatezza con cui oggi si può avere accesso a operatori finanziari richiede che ci sia maggiore educazione finanziaria” ha spiegato Sabatini, che ha osservato come “lo sviluppo del digitale renda necessaria una consapevolezza degli utenti dei servizi di queste entità”.
 
La necessità di un terreno comune

Secondo i dati elaborati dall’Osservatorio Fintech & Digital Finance della School of Management del Politecnico di Milano in collaborazione con Nielsen, nel 2017 il 16% degli italiani ha utilizzato servizi Fintech ma, se guardiamo ai Millennials, la quota sale al 34% del totale. E per soddisfare queste richieste, a livello globale sono state individuate già 51 aziende non finanziarie che hanno avviato progetti di espansione anche nel segmento bancario sfruttando l’onda del Fintech. Nomi pesanti e leader internazionali nei rispettivi settori come Walmart, Facebook, Amazon, Apple, Samsung, Orange. Ecco perché l’ABI chiede di applicare alcune regole per evitare zone d’ombra e garantire la corretta vigilanza per tutelare i consumatori. In poche parole, Sabatini ha sottolineato che tutti i player di questo nuovo mercato devono essere accomunati da “stessi servizi, stessi rischi, stesse regole, stessa vigilanza”.
 
Un universo complesso tutto in divenire

A oggi le aziende e le startup italiane attive nel segmento Fintech sono 136 e hanno già promosso 145 iniziative come fondi di investimento, partnership commerciali, raccolte online, incubatori e acceleratori per lo sviluppo del Fintech, osservatori per svolgere ricerca e scouting sulle principali innovazioni a livello mondiale. Insomma, c’è molto fermento e le banche sono scese subito in campo, ha assicurato Sabatini: “Le banche italiane già oggi pongono il rapporto con le Fintech fra le proprie priorità, infatti più del 70% delle banche analizzate dall’AbiLab ha già lavorato per sviluppare relazioni con startup e Fintech”. Le banche finora hanno messo sul piatto 4,5 miliardi di euro per gli investimenti tecnologici, perché sanno che l’innovazione non va contrastata, ma supportata con tutti gli strumenti necessari.

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