Il concetto di Open Innovation risale al 2003, quando l’economista statunitense Henry Chesbrough osservava nel suo saggio “The era of open innovation” quanto la globalizzazione avesse aumentato la spesa e il rischio per le aziende nel campo della ricerca e sviluppo di prodotti e processi, dal momento che l’innovazione tecnologica ne aveva accorciato nettamente il ciclo di vita. Ora l’asticella si è spostata un po’ più in su.
 
Open Innovation, una grande opportunità di sviluppo per le aziende

Ecco perché è così importante l’Open Innovation: in un mondo interrelato come il nostro, una grande impresa non può basarsi soltanto sulle proprie risorse interne per avviare piani di crescita e sviluppo. Servono anche le proposte innovative che arrivano dall’esterno per rimanere competitivi e creare valore, servono le idee e le competenze tecnologiche di università, startup, consulenti, inventori, istituti di ricerca, esperti di settore, ma anche concorrenti. Il problema per il momento è che in Italia soltanto il 28% delle aziende ha adottato in modo strutturato percorsi di Open Innovation secondo quanto emerge da uno studio degli osservatori Digital Transformation Academy e Startup Intelligence del Politecnico di Milano.
 
Un trend in crescita

Al 28% di chi già sfrutta l’Open Innovation si aggiungerà un altro 32% che ha dichiarato ai ricercatori del PoliMi di volerlo adottare a breve. Parola di molti tra i 270 Chief Innovation Officer e Chief Information Officer intervistati, che hanno anche confermato che il budget di tutto il reparto ICT aumenterà nel 2018 almeno nel 36% delle aziende. I principali driver di innovazione sui quali punteranno sono i Big Data Analytics, la Dematerializzazione e i sistemi ERP per la pianificazione delle risorse d'impresa.

Ma gli investimenti cresceranno anche per avere processi di collaborazione più snelli e rapidi, per ottenere modelli operativi che si ispirIno a mondi e settori diversi come quelli delle startup, delle università e anche dei concorrenti. Infatti nei prossimi 3 anni le fonti di innovazione meno convenzionali che registreranno il maggiore incremento saranno proprio le startup (+17%), centri di ricerca, università e clienti (+6%) e aziende non concorrenti (+3%).
 
Le soluzioni sperimentate da chi pratica Open Innovation

Tutte le imprese che hanno adottato sistemi di Open Innovation si sono dette soddisfatte di quanto fatto. Il 23% si avvale della Inbound Open Innovation, che consente di inserire nei propri processi nuovi modelli di innovazione conosciuti all’esterno. Come è naturale, il 73% di queste aziende ha lanciato collaborazioni con università e centri di ricerca, il 56% si lascia “contaminare” dal modus operandi delle startup, il 49% propone contest esterni, 1 su 3 organizza hackathon o propone azioni di scouting sui propri fornitori per adottare le loro best practice,  mentre solo il 14% si dedica al crowdsourcing per finanziare progetti che possono tornare utili. I consigli per il miglioramento continuo possono arrivare da qualsiasi parte.

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