I banchieri “tradizionali” lo chiedevano da tempo. E ora la Banca centrale europea proverà a regolare il mondo del Fintech. L’Eurotower ha pubblicato, per ora in consultazione, le linee guida per l’esame delle richieste di licenza bancaria avanzate dal mondo delle banche innovative, digitali e robotizzate. La versione definitiva dovrebbe essere disponibile entro la fine del 2017, in modo che dal 2018 le banche centrali nazionali, che gestiscono le licenze, possano uniformarsi per garantire la sicurezza bancaria. Più cauto invece l’atteggiamento su Bitcoin: la BCE non ha ancora una posizione condivisa, ha detto il governatore Mario Draghi. Incontrando i parlamentari europei nel corso del Heraing of the Committee on Economic and Monetary Affairs, Draghi ha precisato che la Banca centrale europea non ha il potere di proibire o regolamentare la criptovaluta, ma – ha aggiunto – «bisogna chiedersi quali sono i rischi materiali per l’economia».

 
Una stretta sul Fintech

Partiamo dalla prossima regolamentazione del Fintech. Il processo di richiesta, valutazione e assegnazione della licenza bancaria resterà identico. Ma per le società Fintech il Meccanismo di vigilanza unico ha previsto requisiti aggiuntivi in modo che possano «contribuire positivamente al settore finanziario», garantendo la sicurezza del sistema bancario. La BCE propone una dotazione di capitale superiore alla media e una riserva aggiuntiva per coprire le potenziali perdite dei primi tre anni di startup. Alle richieste si aggiunge un azionariato stabile al pari di qualsiasi altro investitore bancario. Mentre i manager dovranno dare la prova non solo di competenze tecnologiche ma anche bancarie. Francoforte, inoltre, potrà anche effettuare interviste e ispezioni per verificare le condizioni delle infrastrutture IT e i sistemi di valutazione di clienti e crediti.
 

E il Bitcoin?

Da tempo fa discutere l’occhio vigile della Banca centrale europea sul mondo del Bitocoin. Il governatore della Bce Mario Draghi tre anni fa ha incaricato una task force di esperti a tenere sotto controllo la penetrazione delle criptovalute nell’Eurozona. Nel rapporto del 2015 “Virtual currency schemes – a further analysis”, il bitcoin viene definito come «la più grande minaccia potenziale per la politica monetaria e la stabilità dei prezzi, per la stabilità finanziaria e la vigilanza prudenziale».
 
Il punto è che valore del Bitcoin oscilla nel tempo, e anche molto. A metà settembre valeva più di 4.700 dollari, nel 2015 189 dollari. La domanda e l’offerta delle criptovalute si incontrano sul mercato proprio come accade per il dollaro. La differenza, in questo caso, sta nell’offerta, che non è controllata dal monopolio di una banca centrale. Come accade per l’euro e la BCE. E questo è uno di punti che spaventa di più Francoforte, oltre alla possibilità di possesso e trasferimento anonimo delle monete.
 
Parlando in audizione al Parlamento europeo, Draghi ha affermato che ci sono tre cose da tenere in considerazione quando si analizza l’utilizzo di questa moneta elettronica: «La grandezza, l’accettazione da parte degli utenti e l’impatto sull’economia reale». Esaminando i tre criteri, «si direbbe che è veramente prematuro considerarla come uno strumento di pagamento per il futuro», e quindi come una valuta a tutti gli effetti, ha concluso Draghi. Ma è chiaro che non è escluso. «Dobbiamo pensarci ancora, la BCE non ha avuto ancora una discussione su una visione istituzionale» sul tema, ha affermato il governatore, specificando che comunque «non sarebbe in nostro potere proibire o regolamentare i Bitcoin».
 
Più in generale, per quanto riguarda «queste innovazioni nell’ambito della finanza, non solo i Bitcoin», per Draghi bisogna tenere in considerazione soprattutto «la potenziale fragilità rispetto ai cyber rischi». È su questo punto che la Banca centrale europea «si sta focalizzando» e questo «vale anche per altre innovazioni» nel mondo della finanza.
 
A livello mondiale il dibattito è aperto. La Cina che sta conducendo una strenua battaglia per vietare le piattaforme di raccolta fondi in valute virtuali. E la stessa cosa ha fatto la Banca d’Albania, che ha dichiarato come nessuna entità finanziaria sia autorizzata a operare nel Paese scambi in Bitcoin. E contro la moneta virtuale si è espressa una delle maggiori banche d’affari americane, JP Morgan, il cui ceo, Jamie Dimon, ha definito il bitcoin «una frode che finirà per esplodere». E mentre la BCE prende tempo, altri Paesi come il Giappone e l’Australia sono più propensi a regolamentare la criptomoneta accentrando il controllo degli scambi.

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