Una rivoluzione come quella di Uber sarebbe insostenibile nel mondo della finanza. Ad affermarlo è un equity analyst di Morningstar, Colin Plunkett, che spiega anche come il potenziale effetto “disruptive” e immediato del Fintech abbia aspettative decisamente eccessive. Non è così semplice rivoluzionare l’attuale modello in vigore nel mondo finanziario, nota Plunkett: il settore dei servizi finanziari è diverso dagli altri, per questo genere di sovvertimenti servono decenni, non anni.
 
L’universo delle società Fintech

Per meglio capire a che cosa si riferisce Plunkett, dobbiamo fare un passo indietro e comprendere a fondo quali sono tutte le società che fanno parte dell’universo Fintech. In una sola frase, possiamo definirle come quelle che utilizzano le risorse tecnologiche per creare sistemi finanziari al massimo dell’efficienza. In questo grande ed eterogeneo gruppo troviamo così le aziende che si occupano di crowdfunding, di peer-to-peer lending (quelle che consentono finanziamenti tra privati o tra privati e imprese), i robo-advisor, le gestioni di pagamenti high-tech, i sistemi di valutazione di rischio del credito, le critpovalute come i BitCoin. E tutte le startup che ruotano attorno a queste realtà.
 
Occhio agli elefanti nella stanza

Secondo stime recenti, i venture capitalist che hanno deciso di puntare sulle compagnie Fintech hanno investito circa 8 milioni di dollari e nell’ultimo anno circa 1.000 aziende Fintech hanno visto crescere il capitale istituzionale. Attenzione però a una possibile sorpresa. È difficile, notano gli osservatori più accreditati, che le compagnie come quelle che per esempio gestiscono criptovalute riescano ad avere un alto impatto sul mercato consumer sul breve periodo. Chi può rivoluzionare il mercato sono piuttosto i giganti di internet come Amazon, Facebook e Google. Fino a questo momento i sistemi regolatori e di compliance hanno mantenuto questi colossi fuori dal mercato dei servizi finanziari, ma se dovessero riuscire ad entrarci potremmo assistere a cambiamenti sostanziali e rapidi.
 
Il futuro del Fintech tra millennials e benessere

Per ovvi motivi, sono i Millennials ad essere più interessati nell’attività dell’industria Fintech. Le strategie di customer acquisition di queste società si basano su paradigmi digitali, parlano la lingua del web, e hanno messo nel mirino i cosiddetti millennials HENRY, quelli definiti “High Earners, Not Rich Yet” ovvero con grandi guadagni ma non ancora considerati ricchi. Inoltre, alcuni analisti hanno segnalato che un altro segmento di alto interesse per le aziende Fintech è quello legato all’health care: con la loro tecnologia potrebbero offrire strumenti che combinino i dati della salute di un cliente con la prospettiva di spesa per il suo benessere fisico e prevedere così degli obiettivi di investimento. È sufficiente spostare un po’ più in là l’immaginazione. E centrare il giusto modello di distribuzione.

Leggi anche:

Millennials e mercati finanziari: l'approccio dei giovani spiegato in 10 punti
La prossima generazione di investitori: come i Millennials influenzeranno la finanza
Le società di servizi finanziari a caccia di Millennials. Il caso Singapore
 
​​​