Il termine Blockchain sta iniziando a circolare oltre il perimetro di informatica e crittografia. Sta attirando l'attenzione di grandi gruppi in settori diversi ed è una calamita per gli investimenti dei venture capital. Ma come funziona? E perché non vale solo per le monete digitali?
 
Che cos'è la Blockchain

Come già esplorato nel nostro dizionario della blockchain, è la tecnologia alla base dei bitcoin. Letteralmente significa “catena di blocchi”. È un libro mastro distribuito (perché privo di centri direttivi). Fissa le informazioni in “blocchi”, saldati attraverso la crittografia. Offre un sistema di produzione e circolazione di moneta senza l'intermediazione di istituti centrali (come la Bce o la Fed). Ma i suoi principi possono tornare utili per qualsiasi transazione digitale. La blockchain è sicura: i dati, una volta saldati nei blocchi, non sono modificabili. Limitano quasi a zero la possibilità di manipolazioni e permettono di ricostruire il percorso delle transazioni, da sempre. Tutto è tracciabile. E, di conseguenza, più trasparente. Non essendoci un centro unico di governo, la struttura è meno attaccabile: anche abbattendo un nodo, l'architettura continua a funzionare. C'è infine una qualità doppia: la blockchain assicura riservatezza (perché le transazioni non sono legate a un nome) ma, allo stesso tempo, permette di individuare ogni singolo movimento. 
 
Gli investimenti

Nel giro di quattro anni, gli investimenti sulle società che puntano sulla blockchain sono passati da (quasi) zero a 550 milioni. A tanto ammonta, secondo CB Insights, la somma dei round incassati nel corso dell'anno. Il loro numero è in calo (dai 161 del 2015 ai 132 dello scorso anno) ma cresce la cifra raccolta (sono stati 524 milioni nel 2015). Significa che l'importo medio è in aumento: uno dei primi segnali di maturazione. Certo, 550 milioni non sono un numero esorbitante, ma la prospettiva cambia se si guarda al 2012, quando il settore aveva raccolto solo 1,3 milioni.
 
Pesa il contributo dei venture capital, che sperano di far rendere l'investimento. Ma cresce il ruolo dei grandi gruppi, che collaborano o costruiscono in casa delle versioni “proprietarie” di blockchain. In questi casi, verrebbe in parte meno uno dei principi-base, quello della totale decentralizzazione. Ma crescerebbero maneggevolezza e controllo e, di conseguenza, la possibilità di utilizzo in determinati business.
 
I settori

L'applicazione più immediata riguarda la circolazione di risorse finanziarie. Se un consorzio di banche sviluppasse una propria blockchain, potrebbe scambiare moneta e documenti, aumentando la sicurezza e abbattendo i costi delle transazioni internazionali. InnoVentures ha stimato il risparmio in commissioni bancarie tra i 15 e i 20 miliardi di dollari entro il 2022. Lo stesso potrebbe valere per gli utenti, sostituendo ad esempio i servizi di money transfer.

I micropagamenti tramite blockchain potrebbero essere una buona idea anche per gli editori, impegnati a trovare un nuovo modello di business tra edicola e pubblicità. I lettori potrebbero pagare importi minimi per un singolo articolo, con un click. Alcune imprese tecnologiche, come IBM e Samsung, guardano alla blockchain come piattaforma comune per far dialogare dispositivi diversi. Con l'esplosione dell'IoT, servirà fare ordine nel traffico dei dispositivi connessi.

La catena potrebbe poi rappresentare una piattaforma alternativa per il pagamento di qualsiasi oggetto. Dal caffè alle automobili. In quest'ultimo caso, la blockchain consentirebbe anche il trasferimento istantaneo e sicuro di documenti, come il passaggio di proprietà o i contratti assicurativi. Risparmiando tempo e denaro. Lo stesso può avvenire in tutti i casi in cui il viaggio digitale riguarda dati sensibili, come nel caso della sanità (analisi, cartelle mediche) o della pubblica amministrazione. Insomma: le applicazioni sono praticamente infinite. E servirà qualche anno per sviluppare. Ma intanto sarebbe meglio iniziare a familiarizzare con una tecnologia destinata a cambiare molti aspetti della vita quotidiana.

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