Per ridurre la nostra “impronta di carbonio” sulla Terra, una delle regole principali di certo è usare i mezzi giusti per spostarsi da un posto a un altro. Ma anche qui, come abbiamo fatto negli articoli precedenti, c’è bisogno di fare chiarezza.
 
L’assunto comune è questo: prendere il treno o guidare un’auto ha sempre un impatto sull’ambiente minore rispetto a un viaggio in aereo. «Spostarsi in aereo può far innalzare di molto la carbon footprint di un individuo: un paio di viaggi a lunga distanza sono in grado di raddoppiare le emissioni totali di una persona per un anno», conferma in effetti Chris Goodall, esperto di energie pulite. Tuttavia, non sempre è così. Nonostante i viaggi in aereo abbiano sulla carta il peggiore impatto per distanza percorsa, in alcune circostanze decollare può essere più salutare per l’ambiente rispetto ai viaggi su rotaia o su gomma.
 
Vediamo perché. Per i viaggi in treno dipende dal Paese in cui ci troviamo. Non va considerato solo come quel Paese produce l’energia necessaria a far spostare il treno. L’impatto sull’ambiente dipende anche dal numero di passeggeri che viaggiano sul treno, il che può far innalzare il tasso di inquinamento prodotto pro capite. La stessa cosa vale per l’auto: l’impatto ambientale dipende da quante persone occupano l’abitacolo, dal tipo di veicolo che si guida, come lo si guida e con quale frequenza.
 
E se guidassimo un veicolo elettrico? Anche qui bisogna fare le giuste distinzioni. Sorprendentemente, le materie prime e l’energia necessaria a costruire le batterie agli ioni di litio per le auto elettriche hanno fatto sì che in alcuni casi un’auto elettrica possa avere quasi il doppio dell’impatto sul riscaldamento globale rispetto a un’auto tradizionale. Inoltre, se si guida un’auto a benzina o diesel in un Paese che basa la propria politica energetica su centrali elettriche a carbone, l’impatto potenziale sull’ambiente e il riscaldamento globale del passaggio a un veicolo elettrico potrebbe anche essere superiore rispetto all’uso della nostra vecchia auto. Se l’energia elettrica che usiamo per ricaricare la nostra auto elettrica green è prodotta in centrali a carbone, l’impatto sul riscaldamento globale insomma sarà comunque molto alto.
 
Come abbiamo visto anche nei precedenti articoli, quindi, la carbon footprint non è semplice da tenere sotto controllo. Dalle scelte di consumo, dal modo in cui scegliamo di muoverci, riscaldare o raffreddare la nostra casa dipende molto dell’impronta che lasciamo sul pianeta. E bisogna entrare nei dettagli.
 
Una responsabilità che però non è solo individuale. Ora anche le grandi aziende se ne stanno accorgendo. «Ridurre l’impatto di alcune tecnologie sull’ambiente è al tempo stesso una sfida tecnologica e una sfida di business», dice Karsten Schishcke del Fraunhofer Institute di Berlino. Le grandi aziende hanno cominciato a capirlo. E brand molto conosciuti come Apple, ad esempio, stanno iniziando a impegnarsi per ridurre il loro impatto sul pianeta nel ciclo produttivo, inserendo la sostenibilità ambientale tra i valori d’impresa.
 
L’approccio “prendere, usare e gettare” sta iniziando ad avere un’alternativa in tutto il mondo. Un’alternativa che si chiama economia circolare. Nel mondo degli smartphone, ad esempio, si sta sviluppando il filone degli “smartphone etici”. Come l’olandese Fairphone, che ha applicato i valori etici a ogni passaggio della produzione dei cellulari, dai materiali al design della produzione, con la possibilità di ripararli e – perché no – riciclarli. Puzzlephone, invece, è stato sviluppato in Finlandia da un gruppo di startup locali e ha una specifica policy: la possibilità per l’utente di ripararlo e aggiornarlo con facilità, utilizzando anche pezzi di ricambio presi altrove. Come un puzzle, appunto. È l’economia circolare applicata al mondo degli smartphone. Perché anche il nostro smartphone costituisce un tassello importante dell’impronta che ciascuno di noi lascia nel mondo.