Non ci sono soltanto moda, cibo e vino a rappresentare il Made in Italy nel mondo. Ora abbiamo un nuovo settore d’eccellenza: la robotica. Lo ammette indirettamente anche la commissione Europea, che ha varato i finanziamenti Horizon 2020 per supportare economicamente 17 progetti legati all’innovazione tecnologica e ben 5 di questi saranno guidati da ricercatori del nostro Paese. Per capire la portata di questi investimenti, bisogna tenere conto che i progetti per robot o piattaforme intelligenti possono costare da 2 a 8 milioni di euro ciascuno. Ma, assicurano gli esperti del settore, il ritorno è assicurato.
 
I 5 progetti italiani

Negli ultimi 25 anni i nostri ricercatori hanno intessuto relazioni e lanciato collaborazioni in tutto il continente e ora si iniziano a vedere i frutti: l’Italia è da considerarsi l’ammiraglia. I progetti a guida italiana sono eterogenei: CyberLeg è l’esoscheletro sviluppato dagli scienziati della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa per permettere a chi ha perso le gambe di tornare a camminare; anche l’Università degli Studi di Milano ha puntato sulla salute ideando il sistema MoveCare, che consente di assistere le persone anziane a casa loro e di mantenere sotto controllo i parametri vitali e gli indicatori di salute; poi c’è Andy, il robot creato dall’Istituto Italiano di Tecnologia al quale hanno insegnato a integrarsi e lavorare a fianco delle persone; sempre di robot si è occupato il Consorzio di Ricerca per l'Energia e l'Automazione e le Tecnologie per l'Automatismo (Create), che ha dato alla luce Refills, il robot magazziniere che gestisce gli ordini e si coordina con i commessi dei negozi, riprendendo in un certo senso quelli di Amazon; infine troviamo Dream4Car, sistema di intelligenza artificiale sviluppato dall’Università di Trento per affinare le tecnologie di guida delle automobili senza conducente, un progetto che potrebbe interessare a Uber.
 

La robotica non eliminerà posti di lavoro

A chi accusa i robot di rubare lavoro alle persone i ricercatori rispondono prontamente che non bisogna confondere informatica e robotica. L’informatizzazione dei processi industriali ha ridotto di molto la forza lavoro, ma con la robotica ci saranno grandi opportunità per tutti e si creeranno nuovi posti di lavoro che oggi non esistono: dai progettisti ai disegnatori, fino agli addetti alla manutenzione e alla riparazione dei robot. Ma anche le scuole dovranno farsi trovare pronte, offrendo formazione ad hoc per permettere l’interazione tra uomo e macchina. Per fortuna le Università italiane sono già attrezzate anche su questo fronte: a Padova esiste da diversi anni il corso di Ingegneria dell’automazione, a Pisa e Siena abbiamo dei centri di eccellenza di livello mondiale, ma anche in molte altre città d’Italia troviamo centri di ricerca che lavorano su diversi settori, dalle intelligenze artificiali alle biotecnologie. Inoltre, anche dalle aziende arriva la richiesta di specialisti nei ruoli legati all’automazione industriale e allo sviluppo di nuove tecnologie. Tesla ne è un chiaro esempio e il trend non potrà che rafforzarsi nei prossimi anni. La richiesta del mercato sarà molto alta.