Mangiamo prodotti bio a chilometro zero, ci spostiamo in bicicletta o sui mezzi pubblici, scegliamo brand attenti alla salute del pianeta e prodotti riutilizzabili. Ma siamo sicuri che le nostre abitudini siano così sostenibili per l’ambiente come pensiamo?

 
Il problema è che un certo numero di convinzioni sull’impatto delle nostre scelte di vita sull’ambiente si fonda su mezze verità, miti e dicerie. Prendiamo un sacchetto di carta, ad esempio, quello in cui mettiamo la spesa, spesso preferendolo a quello di plastica. Sapevate però che ci vuole più energia per produrre un sacchetto di carta rispetto a uno di plastica? O ancora che i pannolini riutilizzabili per bambini non sono necessariamente più ecologici dei tanto criticati usa e getta?
 
Un sondaggio del 2012 effettuato su mille consumatori ungheresi, ad esempio, ha mostrato come quelli che si sforzano di seguire una dieta eco-friendly, sono attenti ai consumi energetici e preferiscono abitudini di viaggio a basso impatto ambientale, a conti fatti, “pesano” sul pianeta allo stesso modo di quelli che non hanno modificato per niente il loro comportamento.
 
La principale credenza sbagliata è che se smettiamo di usare fonti energetiche fossili, il riscaldamento globale finirà. Non è proprio così. È vero che le fonti fossili sono responsabili di circa l’80-90% delle emissioni di CO2, anidride carbonica. Ma se la CO2 è il principale gas responsabile dei cambiamenti climatici, ce ne sono molti altri che non fanno bene al clima. Dai fertilizzanti per le piante, ai gas fluorurati usati per la refrigerazione fino al metano prodotto dalle attività agricole. «L’agricoltura, la silvicoltura e i cambiamenti negli usi delle terre producono circa il 25% del totale delle emissioni di gas serra», spiega Rachel Warren del Tyndall Centre for Climate Change Research. «I componenti del carbone provengono dalla deforestazione e dalla riduzione delle foreste, ma spesso le persone non capiscono che la deforestazione contribuisce al cambiamento climatico».
 
La produzione dei gas serra deriva per il 25% dalla produzione di elettricità e calore, per il 24% da agricoltura, silvicoltura e altre forme di sfruttamento delle terre, per il 21% dall’industria, per il 14% dal trasporto, per il 10% da altre forme di energia, per il 6% dai consumi energetici delle abitazioni (vedi grafico).
 
Il programma delle Nazioni Unite sulla riduzione delle emissioni dalla deforestazione e degradazione delle foreste (REDD) sta facendo emergere questo problema in giro per il mondo. In Brasile, ad esempio, il programma REDD e altre iniziative hanno permesso di rallentare la deforestazione del 75% dai primi anni 2000, ma molto altro ancora deve esser fatto.
 
Nei prossimi articoli, spiegheremo le altre convinzioni sbagliate sull’impatto ambientale delle nostre abitudini di vita. Si parlerà di riciclo, sprechi energetici e acquisti di prodotti alimentari locali.