Ora anche Uber entra nel mercato delle consegne di cibo a domicilio. UberEATS dalla fine dello scorso mese è attivo a Milano, prima città italiana in cui la società californiana famosa per i passaggi in auto ha deciso di investire. Non la prima in Europa però, visto che il servizio di food delivery è già attivo a Parigi, Amsterdam, Londra e Bruxelles. In totale sono 43 le città nel mondo già servite e ora i milanesi vedranno nuovi corrieri in bici o in scooter sfrecciare per le vie della città, dopo quelli di Foodora, Deliveroo, Just Eat e Glovo. Con un modello diverso, promettono da Uber.

 
La filosofia di UberEATS: corrieri indipendenti

I corrieri non sono legati direttamente a UberEATS, come invece succede nei casi delle altre società di delivery. Uber permette al ristoratore di utilizzare la propria piattaforma e gli chiede una percentuale sulla vendita, ma saranno corriere e ristorante ad accordarsi. Ciò significa che il corriere può autogestirsi, può scegliere quando connettersi alla piattaforma per prendere un ordine e consegnarlo, non ha un numero minimo di consegne o di chilometri. E non saranno nemmeno “griffati” come quelli delle altre società, saranno completamente indipendenti. I clienti invece troveranno sull’app anche il servizio Eats e potranno scegliere i piatti tra quelli proposti dagli oltre 100 ristoranti che hanno già aderito. Anche per gli utenti c’è maggiore libertà, perché non c’è una spesa minima per l’ordine e non ci sono spese di consegna.

 
Un mercato in costante crescita


Se diamo uno sguardo al mercato italiano del food delivery, scopriamo che i fatturati delle società sono in aumento: già oggi questo settore vale 400 milioni di euro e secondo le più ottimistiche previsioni potrebbe lievitare fino a 90 miliardi di euro nel giro di tre anni. Questo aumento netto viene spiegato dalle rilevazioni del primo Osservatorio Nazionale sul mercato del Takeaway in Italia, sviluppato da Just Eat in collaborazione con GfK Eurisko tra luglio 2015 e maggio 2016: attualmente il 51% degli esercenti che fanno consegne a domicilio ritira l’ordine personalmente, il 39% al telefono e ancora solo il 2% attraverso il digitale. Il digital takeaway è ancora un fenomeno circoscritto, limitato nella maggior parte dei casi alle grandi città, ma ha delle proprie peculiarità rispetto alla consegna classica: la frequenza media di richiesta è circa 4/5 volte al mese contro una o due volte al mese dell’ordinazione di persona e di quella per telefono. Anche la spesa media è decisamente più alta: circa 97 euro al mese contro i 32 e 37 euro dell’ordine personale e telefonico. La digital economy è il presente e il futuro di questo settore, non resta che abituarsi.