Riutilizzo degli scarti e dei prodotti, condivisione (sharing) dei beni e delle risorse, uso di energia da fonti rinnovabili. L’economia lineare può diventare circolare, generando un circolo virtuoso di produzione e consumo responsabile che migliora la salute del pianeta e dei suoi abitanti. Con un aiutino anche per le tasche, visto che il risparmio delle risorse secondo gli economisti potrebbe far correre il Pil europeo di sette punti e aumentare addirittura il reddito disponibile delle famiglie.

Dalla linea al cerchio
 
Con la rivoluzione industriale, tra Settecento e Ottocento, si sviluppò quella che viene definita “economia lineare”. Un modello all’insegna del motto “prendere, fare e smaltire”, che lascia dietro di sé cumuli di rifiuti e inquinamento, rivelandosi inefficiente e costoso per il pianeta.
 
Nel 2012, in Europa, sono state utilizzate in media 16 tonnellate di materiali per abitante: il 60% degli scarti è finito nelle discariche e solo il 40% è stato riciclato o riutilizzato. Un’auto in Europa resta parcheggiata in media il 92% del tempo e il 31% dei generi alimentari viene sprecato. Un sistema di produzione che costa al Vecchio continente 7.200 miliardi di euro l’anno.

Ecco perché, per garantire un futuro migliore alla Terra e ai suoi abitanti, è necessario sviluppare un altro sistema economico di tipo circolare.
L’economia circolare - Circular Economy - si fonda su tre R:
  1. ridurre (dagli sprechi all’imballaggio dei prodotti),
  2. riutilizzare (in modo che la vita dei beni si allunga),
  3. riciclare (gli scarti che non si possono più riusare).

Dal ricondizionamento dei prodotti elettronici al riciclo delle materie inquinanti, dalla Sharing Economy agli acquisti responsabili, le tre R sono diventate centrali per lo sviluppo sostenibile del genere umano. Tanto che anche le Nazioni Unite e l’Unione Europea hanno promosso nelle proprie agende questo nuovo modello.
 
Non si tratta solo di un’utopia, ma di una necessità: la popolazione continua ad aumentare, la classe media globale raddoppierà entro il 2030 (dati Ocse) e ci sarà bisogno di avere risorse per tutti, mentre le colture agricole producono sempre meno. Non possiamo quindi continuare a comportarci e a consumare “linearmente” come se nulla fosse.

La circolarità fa bene all’economia
 
Secondo lo studio Growth within: a circular economy vision for a competitive Europe, realizzato dal McKinsey Center for Business and Environment in collaborazione con la Ellen MacArthur Foundation, in Europa un sistema circolare creato grazie a nuove tecnologie e nuovi materiali potrebbe anche far aumentare fino al 3% la produttività delle risorse. Questo modello genererebbe per il continente un risparmio di 1.800 miliardi di euro l’anno in risorse entro il 2030, che si tradurrebbe in una crescita del Pil fino a sette punti percentuali e più alti livelli di occupazione. Non solo: anche il reddito disponibile delle famiglie potrebbe crescere dell’11% rispetto alle abitudini economiche attuali.
 
Per sviluppare un modello di economia circolare, saranno utili le nuove tecnologie. Per fare un esempio, con il car sharing e i veicoli elettrici, il costo medio per chilometro di un’auto potrebbe diminuire fino al 75%. E anche nei processi industriali di produzione l’uso delle risorse sarebbe più razionale, diminuendo gli sprechi. Ma ci saranno comunque dei costi di transizione verso questo nuovo modello, dovuti ad esempio alla spesa in ricerca e sviluppo e ai finanziamenti pubblici per la creazione di infrastrutture digitali. Costi che, però, potrebbero creare un’opportunità di rinnovamento economico, sociale e ambientale utile a tutti.
 
Alla luce degli ultimi risultati elettorali americani, che hanno visto premiare il programma di Trump basato sul rilancio delle energie fossili e su forme protezionistiche di mercato, sarà interessante studiare l’intersezione di questi due modelli confliggenti e le spinte opposte che genereranno nella riconfigurazione di nuove policy legate allo sviluppo economico.