Agli italiani piace fare acquisti online. Nel 2016, secondo i dati dell’Osservatorio “eCommerce B2c” del Politecnico di Milano e Netcomm, il valore complessivo delle vendite via web supererà i 19,6 miliardi di euro, segnando un +18% rispetto al 2015. Una cifra che corrisponde al doppio di quanto spendevamo online nel 2011.

I settori che piacciono agli italiani
Una corsa allo shopping virtuale, che in Italia premia sempre più i prodotti (+32% rispetto al 2015), meno i servizi (+8%), sempre al traino del turismo. Il paniere dell’ecommerce italiano, nonostante sia ancora sbilanciato sui servizi (54% del valore complessivo), registra infatti una crescita degli acquisti dei prodotti a un tasso quattro volte superiore rispetto a quella fatta registrare nel settore servizi.
 
Nel carrello quest’anno sono finiti soprattutto prodotti finora considerati outsider dell’online, come il food, l’arredamento, i cosmetici e anche i giocattoli: questi comparti hanno raggiunto un volume di vendite online pari a 1,5 miliardi, con aumenti tra il 30 e il 50 per cento. Cresce anche la vendita di libri. La previsione di Netcomm è che nel 2016 si acquisterà online il 20-25% di tutti i titoli (tra carta e e-book) venduti sul mercato.
 
Sul fronte dei servizi, invece, si registra un rallentamento. Il turismo, con biglietti aerei e prenotazioni di hotel e case vacanza, è ancora la voce di spesa principale, registrando un +10 per cento. A seguire si trovano le assicurazioni (a crescita zero nel 2016), e poi tutti gli altri servizi, con un valore di 800 milioni di euro (+5%).
 
A guardare la suddivisione per settori, il turismo si conferma il primo comparto con una quota del 44% e una crescita del 10 per cento. Seguono elettronica di consumo, che vale il 15% e cresce del 28%, e abbigliamento, che vale il 10% e cresce del 27 per cento.
 
Nonostante i segni di crescita, però, il nostro Paese resta indietro rispetto ad altri Paesi europei, sia in termini di spesa che di platea. Gli acquisti online valgono ormai il 5% delle vendite retail, ma in altri Paesi dove l’ecommerce è più maturo la penetrazione è quattro volte quella italiana. E se da noi il 60% degli internauti è composto da web shopper (19 milioni), in Francia, Germania e Regno Unito lo sono più dei due terzi.
 
Strategie di vendita
Tra le iniziative che mirano a stimolare la domanda di acquisti online, c’è l’importazione dagli Usa di appuntamenti imperdibili per gli amanti dello shopping online. Come il black Friday, che sarà il prossimo il 25 novembre. O il cyber Monday, il lunedì immediatamente successivo. In entrambe le date si prevedono offerte imperdibili che faranno registrare il boom di acquisti via web.

Ma, come fanno notare dal Politecnico, rispetto al passato non sempre il prezzo più basso guida la scelta. Quando si tratta di acquisti “a distanza”, i clienti valutano soprattutto la reputazione del rivenditore, affidandosi non a caso soprattutto ai grandi big come Amazon, eBay o Yoox. Le recensioni degli altri acquirenti, poi, aiutano a capire meglio i dettagli di un prodotto prima di effettuare l’ordine. Ecco perché ogni acquisto è sempre ben studiato.
 
Made in Italy assente
Quello che manca nelle vetrine virtuali, però, è ancora il made in Italy. Le nostre piccole e medie imprese, famose in tutto il mondo per la moda e il design, si affidano con difficoltà all’e-commerce. Eppure Amazon ed eBay offrono programmi su misura per agevolare l’export delle pmi. Un’occasione che non possono lasciarsi sfuggire: basterebbe un clic per raggiungere miliardi di clienti. Anche perché un dato è certo, le Dot Com crescono più delle imprese tradizionali: +28% contro +10 per cento