Nel registro delle startup italiane compaiono ben 6.400 imprese. Un numero alto, che però deve spesso fare i conti con la scarsità di investimenti in grado di assicurare sviluppo e continuità alle nuove realtà imprenditoriali.

Uno dei principali problemi del nostro ecosistema di startup resta proprio la sottocapitalizzazione. Dal 2012 l’apporto fornito da venture incubator e business angel è cresciuto di circa il 30% all’anno. Ma resta ancora basso. Nel 2015, secondo l’Osservatorio Startup del Politecnico di Milano e Italia Startup, gli investimenti nelle nuove imprese ammontavano a 133 milioni di euro. Di cui oltre il 90% arrivava da investimenti superiori ai 300mila euro, che sono le operazioni che venture capital e fondi comunicano all’esterno. Difficilmente si sa di operazioni più piccole, che sono pure tante. L’ammontare potrebbe quindi crescere, ma non sarebbe così alto da definire un ecosistema di investimenti evoluto.
 
I fondi di venture capital da noi da poco sono diventati 11, con uno solo di questi che investe nel Mezzogiorno. Il risultato, secondo un recente studio dell’Università Bocconi basato sui bilanci del 2014, è che solo il 5% delle startup è partecipato da venture capital o private equity. Si rileva però una crescente presenza di società industriali tra i soci, che si trovano nel 31% delle startup. Se la quota detenuta dai venture capital è in media solo del 20,3%, le società industriali di solito crescono fino ad avere in mano il 46,6 per cento. Le aziende sono così meglio integrate con il tessuto produttivo italiano e per questo – spiegano gli esperti – riescono anche a raccogliere più finanziamenti e supporto dalle banche.
 
La novità del nostro sistema è anche una maggiore attenzione degli investitori stranieri per le nostre startup: nel 2016 ci sono state tre acquisizioni da parte di big internazionali come Amazon, Intel e Microsoft. Quello che manca ancora sono soprattutto gli investimenti istituzionali. Nel 2014 in Italia sono stati di soli 63 milioni di euro, mentre in Germania erano 510 e in Francia 624.
 
Tra le novità della legge di bilancio per il 2017, però, si trovano alcuni interventi che puntano a sbloccare l’impasse degli investimenti per le startup italiane. La novità principale è la cosiddetta “azienda sponsor”. Il piano del governo è coinvolgere società quotate nel ruolo di finanziatori. Le startup potrebbero vendere a queste società le perdite realizzate nei primi tre anni. E l’azienda sponsor ha il vantaggio di dedurre le perdite acquistate dal proprio reddito complessivo. Non solo: la manovra prevede anche una riforma del regime di chi investe in startup. Le agevolazioni per gli investitori salgono al 30%, con un periodo di investimento minimo di tre anni.