La più grande società di biotech al mondo ha scelto una startup italiana. Amgen, un gigante californiano con un fatturato da 21 miliardi di dollari, ha chiuso un accordo con l'Ospedale San Raffaele e con un suo spin-off, Genenta Science.
 
Cosa prevede l'accordo Amgen-Genenta
L'accordo prevede un investimento di Amgen (di importo rimasto riservato) in una delle sperimentazioni più promettenti di Genenta: la terapia genica Hsc, che utilizza le cellule staminali per contrastare l'insorgenza di tumori.
“I risultati dei testi clinici sono molto incoraggianti e hanno aperto la strada all'esplorazione di nuove strade per modificare il gene Hsc e, piuttosto che sostituire i geni difettosi, istruire le cellule a combattere meglio i tumori”, ha spiegato Luigi Naldini, direttore dell'Istituto Telethon per la terapia genica (Tiget) del San Raffaele e co-fondatore di Genenta.
 
Naldini è una celebrità nel mondo della genetica. Nel 1996, da ricercatore negli USA, ha scoperto come bloccare l'Hiv (il virus responsabile dell'Aids) e come trasformarlo in un veicolo per diffondere la terapia nel sangue del paziente. Ha deciso di tornare in Italia, prima come direttore del Tiget. Poi anche come startupper, accanto al medico Bernhard Gentner e all’imprenditore Pierluigi Paracchi (attuale CEO di Genenta). La società ha già raccolto 11 milioni di dollari di finanziamenti, segno dell'interesse del mercato. Ma non solo. Come ha spiegato Paracchi, “Portare il numero uno del big biotech al mondo in Italia a fare terapia genica è un risultato che va oltre Genenta. Premia anni di ricerca di Luigi Naldini e del suo gruppo e mostra che abbiamo scienziati e ricercatori al top mondiale”.
 
La salute del biotech italiano
Il biotech italiano ha un grande precedente, sempre con protagonisti una milanese e un gigante americano. Alla fine del 2013, Clovis Oncology ha acquisito Eos per 420 milioni di dollari. I fondatori erano Silvano Spinelli, Gabriella Camboni, Ennio Cavalletti e Jacques Terrillat. Ma con Paracchi tra gli investitori.
Dietro le società più blasonate, è l'intero settore che cresce. Secondo un rapporto di Federchimica relativo al 2015, il biotech cresce per numero di imprese, fatturato e investimenti. Sul campo ci sono 384 società, capaci di incassare 7,7 miliardi di euro (+4,2% rispetto al 2014). Gli investimenti in ricerca e sviluppo hanno superato il miliardo e mezzo (con un incremento del 4,5%) e gli addetti sono più di 7.200 (+2,8%).
Il settore resta sottocapitalizzato ma produce eccellenze. Lo dimostra un dato su tutti: a livello globale, il biotech italiano rappresenta l'1,1% dei ricercatori e l'1,5% della spesa di ricerca ma ha prodotto il 3,8% degli articoli scientifici pubblicati