Urbanizzazione e sostenibilità del futuro
La Terra sta diventando sempre più un pianeta urbanizzato. Secondo le Nazioni Unite, nel 2050 oltre il 60% della popolazione mondiale vivrà nelle città. Un bel balzo in avanti, se si considera che nel 1800 eravamo fermi al 3%.
Questo processo creerà abitanti meglio educati e più produttivi, ma dall’altro lato può portare anche pericolosi effetti collaterali: nonostante occupino soltanto il 2% del suolo consumano circa l’80% dell’energia prodotta e sono responsabili per il 60% delle emissioni di gas serra. Ecco perché molti centri urbani stanno lottando per diventare più sostenibili e meno inquinanti ed ecco perché è stato creato il C-40: un gruppo di 75 grandi metropoli, tra le quali Londra, Lagos, Johannesburg e Jakarta, si sono unite per promuovere l’adozione di tecnologie che riducano le emissioni di CO2 e per avviare processi virtuosi di sostenibilità ambientale. Rappresentano oltre 550 milioni di persone e un quarto dell’economia globale.

La battaglia contro gli sprechi energetici
Ridurre i rifiuti dei centri densamente abitati è il principale obiettivo della maggior parte degli esperti di urbanistica. La Banca Mondiale sostiene che ogni persona che vive in città produce una media di 1,3 chili di rifiuti al giorno ed entro il 2025 saranno 1,42 chili. Alcune città hanno iniziato a sfruttare la tecnologia per rendere produttiva questa massa di rifiuti: San Paolo in Brasile, con 20 milioni di abitanti, ha costruito un impianto energetico che converte le emissioni di metano provenienti dalle discariche. In questo modo le emissioni dei gas serra sono state ridotte dell’11%. A Singapore invece succede che il 38% dei rifiuti solidi vengono bruciati per generare elettricità e il rimanente 60% viene riciclato. Soltanto il 2% rimane nelle discariche. Diversa è invece la tattica di San Francisco, dove la giunta ha deciso di avviare un’offerta “paghi quello che getti” per incentivare le aziende e gli abitanti a evitare di produrre rifiuti inutili.

La rivoluzione della luce
Un altra questione aperta è l’utilizzo energetico, in particolare di elettricità, dove si ricercano efficienza e riduzione degli sprechi. Kollata e Mumbai sono tra le 100 città indiane che rimpiazzeranno 770 milioni di lampadine classiche nelle strade e nelle abitazioni con illuminazione a Led entro il 2019. Si stima che questa innovazione taglierà il consumo annuale di elettricità del 60%. Barcellona invece sta allestendo un’illuminazione stradale Led solare e alimentata dal vento connessa, in modo da poterla accendere e spegnere direttamente da una sala controllo centralizzata. A Tokyo e Yokohama, dove serve dare refrigerio alla popolazione, le autorità hanno coperto tetti e muri con una leggera vegetazione che abbassa la temperatura degli edifici.

Condividere la conoscenza è la chiave
Per avviare iniziative sostenibili a livello globale, le città dovranno condividere le proprie esperienze e le proprie best practice. Il Compact of Mayors, che unisce i sindaci delle più grandi città del mondo, intende incoraggiare questo dialogo. Le megalopoli avranno bisogno di più investimenti in infrastrutture: scuole, ospedali, centrali energetiche, smart grid, impianti di depurazione e di trattamento, strade, ferrovie e aeroporti. La conoscenza di tutti sarà fondamentale per le prossime sfide.