Studiare e svelare i megatrend del futuro, questa è la missione del Copenhagen Institute for Future Studies: scoprire quali tendenze porteranno a modificare le nostre abitudini, che impatti avranno sul mondo in cui viviamo, dalla tecnologia alla globalizzazione, dallo sviluppo demografico alla sostenibilità. In un futuro scenario così sfaccettato, l’approccio dell’istituto danese deve essere multidisciplinare per poter intercettare i driver principali. Il punto di partenza è uno: la tecnologia. Che però va inserita in un contesto più ampio, come spiega in esclusiva a Pictet Per Te il Ceo del Copenhagen Institute for Future Studies, Claus Kjeldsen nella prima puntata di questa mini-rubrica.

Anticipare il cambiamento è possibile
“Già nel 2012 avevamo pubblicato uno studio intitolato Tempesta perfetta all’orizzonte, nel quale avevamo previsto che il petrolio sarebbe sceso sotto i 50 dollari al barile. Questo non perché siamo dei geni, ma perché non tiriamo a indovinare: la nostra analisi non è predittiva, ma esplorativa, nel senso che indichiamo quali driver monitorare per capire se un determinato scenario si verificherà. In questo caso i driver erano il rallentamento della crescita in Cina e il progresso della tecnologia shale in Nord America: ci appariva chiaro che se questi due trend si fossero sviluppati simultaneamente, lo scenario ‘petrolio sotto i 50 dollari’ sarebbe diventato una realtà”. E infatti così è stato.
 
La mente umana non è proiettata verso il cambiamento
Scoprire i megatrend è un mestiere già molto difficile di per sé. Ma c’è una cosa davvero complicata, spiega Kjeldsen: “determinare le tempistiche di realizzazione di un certo scenario. Non possiamo dire esattamente quando qualcosa accadrà, ma sapendo quali fattori tenere sotto controllo è possibile comunque muoversi per tempo e prendere le precauzioni necessarie. Vent’anni fa a nessuno avrebbe pensato di avere bisogno di uno smartphone. Eppure guardando ai megatrend questa evoluzione era prevedibile”.
Se però ci aspettiamo che siano i clienti a dire alle aziende ciò che vogliono, siamo fuori strada. “Non saranno mai i clienti a farsi portatori dell’innovazione”, sostiene Kjeldsen. “Da alcuni studi sulla percezione del futuro è emerso infatti che molti di noi si aspettano che il domani sarà simile all’oggi e che molti altri sperano addirittura in un ritorno a un passato glorioso. Questo ci dice che la mente umana non è proiettata al cambiamento”.
 
Non si può sfuggire ai megatrend
“In genere quando riusciamo a stabilire che qualcosa è effettivamente un megatrend, quella cosa sta già accadendo”, racconta Kjeldsen. “Ma è anche vero che si tratta di un percorso di cambiamento di lungo periodo, di solito almeno 10-15 anni, se non di più. Non sono necessariamente cambiamenti lineari, l’evoluzione può rallentare, fermarsi, poi accelerare di nuovo. Ma l’impatto di un megatrend è talmente ampio che è impossibile sfuggirgli. E noi non possiamo controllarlo, possiamo solo cercare di adattarci: pensiamo alla globalizzazione, all’invecchiamento della popolazione, alla digitalizzazione, all’urbanizzazione”.
Nel prossimo articolo di questa mini-rubrica, spazio ai megatrend in ottica finanziaria.