Il futuro è dei robot e questo lo sappiamo da decenni. Ciò che non ci eravamo ancora immaginati però, è che potessero essere capaci di rapportarsi con gli esseri umani attraverso le emozioni e di capirli profondamente. La novità arriva dal Giappone, in particolare dalla Sony, che ha annunciato con le parole dell’Amministratore Delegato Kazuo Hirai la creazione lo scorso aprile di una nuova società all’interno del Gruppo, impegnata nel lancio di questa nuova linea di business. Ma perché un gigante dell’elettronica, attivo anche nella comunicazione e nei servizi finanziari, che conta quasi 170 mila dipendenti nel mondo, dovrebbe investire milioni di yen per un progetto di questo tipo?


Dall’hardware alle emozioni
Sony vuole proporre nuovi modelli di business in grado di integrare i prodotti hardware con servizi particolari, che offriranno nuove coinvolgenti esperienze emozionali” ha spiegato il Gruppo in una nota. Per il momento non ha dato altre informazioni sul robot, ma è la seconda azienda che intende lavorare su un programma del genere dopo la compagnia di telecomunicazioni nipponica SoftBank, che ha dichiarato di avere in cantiere il suo “Pepper Robot” emozionale.

Sony lavorerà a fianco della startup americana Cogitai, che sviluppa intelligenze artificiali, della quale ha acquistato alcune quote a maggio. Già nel 1999, con il cane Aibo, Sony si era incamminata sul sentiero della robotica futuristica, ma 10 anni fa il management di Sony aveva deciso di rinunciare a sperimentare in questo settore, ancora troppo poco remunerativo, per concentrarsi sul proprio core business. Ora però i tempi sembrano maturi.

Più crescita grazie alla realtà virtuale
Sony ha anche annunciato che a ottobre verrà lanciato il nuovo sistema di realtà virtuale innestato nella PlayStation e punta forte su questa tecnologia per il business dell’intrattenimento e del gaming. Il colosso nipponico si aspetta che nel medio-lungo termine questa divisione cresca significativamente e possa controbilanciare il diffuso rallentamento del mercato degli smartphone. E chissà che non ci sia spazio per un’integrazione tra la realtà virtuale e il robot emozionale. A questo punto, l’immaginazione non ha più limiti.