La sicurezza informatica è una delle chiavi del futuro. Perché, se un pezzo sempre più consistente della nostra vista migra online, la protezione dei dati diventa cruciale. L'aumento degli attacchi informatici è un effetto collaterale dello sviluppo digitale. Prima di tutto, come si dice in gergo, è cresciuta la “superficie esposta”. Le armi sono più sofisticate, ma lo sono anche i sistemi difensivi. Quello che davvero cambia è la quantità di dati che circolano online.

 
Le potenzialità del settore
Secondo uno studio di Ihs, i dispositivi connessi saranno 30,7 miliardi nel 2020 e 75,4 miliardi nel 2025. Per fare un confronto: gli smartphone oggi sono circa 2 miliardi. L'espansione è merito dell'Internet of things, settore trasversale che si traduce in un mondo connesso: non solo tablet e smartphone ma anche elettrodomestici, automobili, dispositivi indossabili. Cui si aggiunge una migrazione digitale del settore finanziario.
L'utilizzo delle banche via mobile aumenta. E con la crescita del fintech, connubio tra finanza a e tecnologia, anche altri tipi di operazioni sono destinati a digitalizzarsi. I pagamenti passeranno meno dalle banconote e sempre di più da sistemi alternativi. Stesso percorso per gli investimenti, con la possibilità di allocare risorse, gestirle e monitorarle dal proprio smartphone. Questo breve elenco è solo un abbozzo di quello che significa “superficie esposta”. E fa intuire quanto peso avrà la capacità di proteggerla. La cybersicurezza è una necessità per gli utenti e per le aziende, ma è anche un'opportunità per il mondo del lavoro e per gli investitori.
 
I venture capital un passo avanti
Le opportunità d'investimento si leggono soprattutto attraverso un dato. I venture capital, che per loro mestiere puntano sulle imprese con grandi potenzialità di crescita, stanno moltiplicando le risorse destinate alla cybersicurezza. Dal 2000 a oggi, sottolinea un report di Lux Research, sono stati investiti circa 800 milioni di dollari. Con un'accelerazione negli ultimi due anni. Nel 2015 gli investimenti dei venture capital hanno toccato i 228 milioni di dollari (+78% rispetto al 2014). E le stime per il 2016 prevedono di arrivare a 400 milioni di dollari: un terzo di quanto investito dal 2000 si concentra in un solo anno.
I capitali arrivano anche in Italia. DFLabs è una startup che si occupa di protezione dei dati. All'inizio di maggio ha chiuso un round di finanziamento series A da 5,5 milioni di dollari con Evolution Equity Partners. Si è trattato di uno dei maggiori investimenti in cybersicurezza d'Europa e il primo round A di un fondo Usa a favore di un'italiana specializzata sulla sicurezza informatica. Un particolare da non sottovalutare: il round A segna il passaggio da una fase di lancio a una di maggiore maturità.
 
Occupazione e imprese
La forza del settore si riflette anche sull'occupazione. Secondo Cisco, la sicurezza informatica garantirà 6 milioni di posti di lavoro nel mondo entro il 2019. Poche imprese potranno fare a meno degli specialisti in cybersecurity. Le più piccole affideranno il servizio in outsourcing. Le più grandi potranno scegliere se esternalizzare o creare unità interne dedicate.
Gli investimenti dei venture capital corrono più di quelli delle imprese, ma le aziende hanno già acquisito consapevolezza. Manca, a questo punto, il passo successivo: tradurre la consapevolezza in risorse. Secondo il Creating trust in the digital world di Ernst&Young, il 71% degli intervistati italiani ritiene che dovrebbe essere incrementato il budget da destinare alla sicurezza informatica. Un dato in linea con il campione globale.
Che stride con un altro: il 46% dei manager italiani ha affermato che, anche nel 2016, il budget sarà costante. Una sorta di vorrei ma non posso, che però è destinata a non durare, se non altro per una questione di costi-benefici: la cybersecurity è un investimento che riduce il rischio di un attacco informatico, il cui costo materiale e d'immagine, sarebbe incalcolabile.