La scarsità idrica sta spingendo imprese e privati a ripensare il modo in cui l'acqua viene utilizzata. Non è solo una presa di coscienza collettiva che fa bene all'ambiente. È anche una pratica virtuosa che riduce gli sprechi e migliora il bilancio. La tecnologia ci mette a disposizione già molte soluzioni. Ma la strada passa anche da educazione e scelte politiche.

 
Asit Biswas, presidente del Third World Centre for Water Management, afferma: “Tutti sanno che il mondo va sempre più incontro al rischio di mancanza d'acqua, ma si tratta di un problema che possiamo risolvere senza difficoltà grazie a conoscenze e tecnologie”. Diverse aziende lo hanno capito. Un passo importante. Perché ognuno può fare la propria parte, ma il consumo domestico pesa per il 12%, quello industriale per il 19% e quello agricolo per il 69%.
 
Risparmiare acqua conviene 
Quella delle imprese non è solo una conversione sulla via del green. La scarsità d'acqua è anche un problema economico. Rendere l'utilizzo più efficiente significa anche risparmiare. E, per farlo, le imprese sono disposte a investire: tra il 2011 e il 2014 hanno speso 84 miliardi per migliorare la gestione delle risorse idriche. E mai come in questo caso l'efficienza economica va di pari passo con il futuro del pianeta. Il problema però resta. Perché gli investimenti non sono proporzionati agli stravolgimenti demografici: entro il 2030, la domanda di acqua supererà del 40% la disponibilità. Un divario che porterebbe instabilità politica. Perché l'acqua, sempre più preziosa, sarebbe un bene da conquistare. A ogni costo. Bisaw indica l'esempio virtuoso di Nestlé: “Hanno dimostrato che è possibile istituzionalizzare l'efficienza”. In 10 anni la compagnia ha ridotto del 40% l'uso di acqua per tonnellata di prodotto.
Anche Coca-Cola si sta muovendo nella stessa direzione. Nel 2007 la compagnia ha avviato un programma mirato, entro il 2020, a riciclare dell'acqua usata negli stabilimenti. È servito un investimento da un miliardo di dollari, ma l'obiettivo è vicino, con quasi 5 anni di anticipo.
Il prossimo passo è forse quello più impegnativo. Risparmiare acqua significa incidere sui costi. In altre parole: è un vantaggio competitivo. L'auspicio di Biswas si chiama condivisione: “Spero che le corporation diffondano in modo più ampio le proprie conoscenze. Se governi e consumatori capissero che cosa è possibile fare, seguirebbero l'esempio”.
 
Le città virtuose
Molto passa dall'educazione. E dalla consapevolezza. Si parte da un punto: capire perché e dove sprechiamo tanta acqua. E perché in una città come Amburgo un abitante consuma 112 litri al giorno mentre in Qatar ne usa più di mille. Una mano arriva dalla tecnologia. La capacità di rilevare e analizzare i dati aiuterà a individuare il problema, che è sempre il primo passo verso la soluzione. Ma, sottolinea Biswas, sono ancora poche le città che svolgono un ruolo attivo, necessario per cambiare le abitudini dei cittadini. Un'eccezione virtuosa è Saragozza, in Spagna. L'amministrazione ha varato un programma educativo, cui si è aggiunta una serie di promozioni: in sostanza, maggiore è il risparmio di acqua e maggiore sarà lo sconto su alcuni prodotti e servizi (bolletta comprese). In cinque anni il consumo pro-capite si è ridotto da 150 a 99 litri al giorno.
 
Nel 1976, una campagna radiofonica chiamata “Take five” invitò gli abitanti di San Francisco a fare la doccia nel tempo di una canzone da 5 minuti (contro una media di 16). Una piccola iniziativa, che però ha indicato con chiarezza una fonte di spreco.
 
La gratuità genera spreco
Serve anche l'azione dei governi, in modo da far comprendere il valore (anche economico) dell'acqua. Uno dei problemi principali è il prezzo troppo basso. Molte organizzazioni sostengono che l'acqua dovrebbe essere gratuita perché è un diritto. “Ma anche il cibo è un diritto, eppure non è gratis”, sostiene Biswas. Un conto è bere e un altro fare una doccia di 20 minuti.
In un mondo dove quasi il 70% dell'acqua viene usato in agricoltura, un prezzo troppo basso spinge a una gestione inefficiente e favorisce gli sprechi. Il modello attuale non è sostenibile. E per Biswas “il prezzo dell'acqua deve salire. Non c'è altra scelta”.