È tutta una questione di opportunità. Problemi e opportunità: i rifiuti derivanti da dispositivi elettronici aumentano di anno in anno ed entro il 2017 arriveremo a produrne 50 milioni di tonnellate. Nel 2014 siamo già arrivati a 40 milioni, una quantità sufficiente a riempire 15.000 campi da calcio. Ma il problema non è l’ammontare di questi rifiuti. Il vero problema è che solo il 20% viene riciclato correttamente. E da qui nascono le opportunità, perché i computer, i tablet, gli smartphone, gli schermi al plasma e i nuovi dispositivi tecnologici hanno cambiato per sempre la nostra vita. Non si può più tornare indietro, bisogna imparare a smaltirli e riciclarli. Una sfida di portata epocale.
 
Il business dei rifiuti elettronici

Gli investitori stanno osservando con attenzione la rapida evoluzione del settore dello smaltimento di rifiuti elettronici. Perché la sua importanza crescerà col tempo e perché già oggi può produrre ricchezza: basti pensare che una sola tonnellata di rifiuti elettronici riciclata nel modo corretto può rendere più di 17 tonnellate di oro grezzo. Lo ha notato il Global E-Waste Monitor delle Nazioni Unite: nel 2014 nei rifiuti elettronici sono state trovate 300 tonnellate di oro, l’11% della produzione totale del 2013.
Ma non esiste solo l’oro, anzi. Per lo sviluppo tecnologico ci sono metalli ancora più preziosi, perché molto più rari ma indispensabili per la produzione dei device mobili. Tra questi troviamo l’europio, necessario per avere il colore negli schermi. Oppure il lantanio, utilizzato negli elettrodi delle batterie. Senza un regolare processo di recupero andrebbero perduti per sempre. Il discorso è simile per argento e rame, anche se non sono così difficili da reperire sul mercato. Riciclare un milione di smartphone significa produrre 250 chili di argento e 9.000 chili di rame, contribuendo a ridurre il prezzo sia dei materiali grezzi che dei dispositivi.
 
L’impatto ambientale
La difficoltà più grande arriva dalla complessità e dal costo dei procedimenti per il riciclaggio. Molte aziende europee e americane preferiscono spedire tutti i rifiuti in Paesi come la Cina piuttosto che affidarsi a esperti della riconversione. Bisogna però pensare che gli schermi piatti delle televisioni per esempio contengono pericolose quantità di mercurio, o che le batterie dei dispositivi mobili racchiudono piombo e zolfo.
L’utilizzo di trattamenti liquidi e chimici non corretti significa inquinare aria, acqua e suolo con materiali pericolosissimi. Per fortuna la crescente consapevolezza dell’importanza del riciclaggio sta modificando anche il modo in cui vengono costruiti i prodotti: startup e grandi aziende come Google hanno iniziato a realizzare smartphone dalle parti intercambiabili, usando plastiche riciclate e schede elettroniche con rame riciclato. In questo modo ogni singola parte può essere sostituita e non è necessario gettare il dispositivo al primo malfunzionamento. Il pianeta e i nostri figli ne trarranno giovamento. Ma anche le nostre tasche.