«L’innovazione, da sola, non salverà il pianeta dalla catastrofe, ma la tecnologia di certo avrà un ruolo cruciale». Parola di Vaclav Smil, scienziato canadese, tra i massimi esperti di ambiente e l’energia. La sua è una figura impopolare sia tra chi sostiene l’energia nucleare, sia tra chi tifa per solare ed eolico. Perché? Secondo il professore, le rinnovabili non possono essere una soluzione a breve termine per sostituire i combustibili fossili. L’unica soluzione, al momento, è limitare i consumi energetici sfruttando tecnologie affidabili per aumentare l’efficienza.
 
Transizione energetica: un processo lento
Lo scienziato 72enne sostiene che l’umanità tramite l’innovazione non potrà affrontare facilmente i problemi ambientali che si trova davanti. Certo si potranno trovare delle soluzioni nelle energie alternative, ma non in tempi così rapidi. «I promotori dell’energia pulita – governi, ricercatori, imprenditori – ragionano come se in questo settore si potessero replicare i passi da gigante che sono stati fatti nell’elettronica. Ma questa stessa velocità non si può applicare al mondo dell’energia», dice Smil.
 
Nel suo libro Energy Transitions, Smil analizza i cambiamenti avvenuti in 150 anni nelle modalità di sostentamento energetico, mostrando come i passaggi dal sistema basato sul legno a quello basato sul carbone e poi dal carbone al petrolio sono stati molto lenti. Per esempio, il cambio di passo dal carbone al petrolio ha richiesto almeno 60 anni nella prima metà del 20esimo secolo. E la stessa gradualità sarà necessaria per le energie più pulite.
 
«I processi di transizione energetica sono graduali», ribadisce Smil. Una volta che una fonte energetica diventa commercialmente rilevante, raggiungendo il 5% del mercato, ci vorranno altri 30-50 anni per fornire al 25-30% del pianeta l’energia di cui ha bisogno. «Dobbiamo essere preparati all’idea che l’adozione di energia più pulita potrebbe richiedere lo stesso tempo delle transizioni passate».
 
La speranza del solare e del biofuel
Vaclav Smil è un pessimista? Non del tutto. L’energia solare, secondo Smil, offre «la migliore speranza di rendere più sostenibile il mondo dell’energia elettrica in un arco di tempo ridotto». L’energia contenuta in una sola ora di sole è equivalente all’output energetico mondiale di un anno. «È la migliore opzione perché ha la più alta densità energetica», dice Smil, «ma il problema è la tecnologia di conversione». Oggi le tecnologie a disposizione convertono il 10-15 per cento di questa energia in energia utilizzabile. «Serve quindi ancora la giusta tecnologia», dice Smil. In laboratorio si è già riusciti a rendere convertibile il 40% dell’energia. Secondo Smil le tecnologie che convertono almeno il 25% dell’energia solare in energia utilizzabile potrebbero diventare commercializzabili nei prossimi decenni. «Se combinato con un sistema migliore di immagazzinamento, il solare potrebbe sostituire una domanda significativa di elettricità in molti Paesi».
 
Ma se l’energia solare sarà importante per la produzione di energia elettrica più pulita, non potrà comunque sostenere il mondo dei trasporti. Ed è qui che arrivano in aiuto i biofuel per camion, navi e aerei. «Il biofuel è l’unica soluzione», dice Smil. Al momento molti di questi non sono utilizzabili poiché provengono dal cibo come mais e grano, che richiedono ampi terreni per essere coltivati. La nuova generazione di biofuel prodotti da biomassa lignocellulosica, invece, potrebbe rappresentare la vera rivoluzione. Si tratta di di composti derivanti da sostanze organiche come residui di legno, erbe e altri materiali naturali di scarto. L’International Panel on Climate change stima che il mondo potrebbe generare 100-300 exajoules di energia all’anno dai bio fuel lignocellulosici a partire dalla seconda metà di questo secolo.
 
Ma attenzione, il successo del solare e dei biofuel non è garantito, dice Smil. Si può avviare la transizione energetica se i governi cambiano il loro approccio alle energie alternative. Secondo il professore, le tecnologie emergono gradualmente e hanno bisogno di tempo per affermarsi. Non possono essere parte di un piano rigidamente pianificato che punta al raggiungimento di target ambientali irrealistici in poco tempo, dice Smil. Anche perché, «la tecnologia può essere imprevedibile. Il fatto che i governi sappiano quali soluzioni siano preferibili nel lungo termine è ridicolo».
 
Soluzioni a breve termine
Al momento, aspettando l’emersione graduale e l’affermazione delle energie alternative, la migliore opzione è limitare i propri consumi energetici, dice Smil. Non riducendo le attività giornaliere, ma affidandosi alle tecnologie che aumentano l’efficienza energetica delle nostre attività. Un europeo oggi consuma quasi il triplo dell’energia di un cinese, e un americano più di cinque volte. Evitare gli sprechi è il primo passo verso una migliore sostenibilità energetica.