Tutto ruota intorno al grado di innovazione tecnologica di un determinato lavoro: se la possibilità che una mansione sia replicabile da una macchina o da un software, allora è probabile che tra 10 o al massimo 20 anni non verrà più considerata un’occupazione per esseri umani. I costi del lavoro meccanico sono infatti molto più bassi di quello manuale. Ci sarà così un cambio di paradigma e uno spostamento da determinati settori ad altri, perché l’automazione di alcuni lavori porterà l’offerta a concentrarsi su altri, per i quali sarà necessario formare professionisti adatti.

 
Quali sono le professioni del futuro? Ecco quelle in crescita e quelle in via d'estinzione

Un chiaro esempio di queste proiezioni si può trovare nello studio del Bureau of Labor Statistics statunitense, che ha pubblicato l’elenco di mestieri a rischio estinzione entro il 2024 e, parallelamente, quelli che diventeranno ancora più richiesti sul mercato. Scopriamo così che i primi a essere sostituiti da dispositivi tecnologici saranno gli operatori telefonici e gli addetti ai call center, i meccanici e i macchinisti dei treni. Seguono a poca distanza anche i macchinisti dell’industria tessile, gli stampatori, i tipografi, i baristi, gli autisti, gli orologiai e i calzolai.
Dall’altra parte della classifica invece troviamo i settori che hanno una maggiore aspettativa di crescita nei prossimi 10 anni. L’invecchiamento progressivo della popolazione sarà la causa principale dell’aumento nella richiesta di infermiere e infermieri, soprattutto a domicilio. Per lo stesso motivo sarà alta la domanda per altri professionisti dell’industria sanitaria come terapisti e fisioterapisti. Con lo sviluppo tecnologico diventeranno sempre più importanti anche i tecnici e i programmatori responsabili di riparare e mantenere in funzionamento i macchinari industriali.
 
La rivoluzione dei robot

Secondo una ricerca di McKinsey & Company saranno 750 le professioni che entro 10 anni verranno svolte da robot sviluppati da tecnologie già esistenti. Già oggi in alcuni comparti, come quello automobilistico, i robot si occupano del 90% delle mansioni. Ma alcuni settori rimarranno di dominio degli esseri umani, fa notare la società di consulenza: in particolare le cosiddette Stem: Science, Technology, Engineering, Mathematics.
È un’altra società di consulenza americana, The Boston Consulting Group, a porre l’accento sugli investimenti nella ricerca per migliorare le performance dei robot: nel 2010 sono stati stanziati 15 miliardi di dollari, ma nel giro di 10 anni si arriverà a 67 miliardi di dollari ogni anno. Cifre importanti, che però potrebbero essere bilanciate da un taglio del 22% al costo del lavoro negli Stati Uniti entro il 2025, prevede BCG. E non è nemmeno detto che ciò sia un male per i lavoratori, dal momento che i robot dovrebbero rimpiazzarli principalmente nei mestieri rischiosi.