L’opinione pubblica conta, eccome. Le prime a saperlo sono le aziende, perché sono loro a commissionare gli studi sulle abitudini dei consumatori. E sono le prime a leggere che i propri clienti preferiscono i prodotti e i servizi delle compagnie che dimostrano con i fatti di essere attente all’ecosistema. A rendere questo tema particolarmente seguito è l’allarme degli esperti meteo, che hanno sottolineato due aspetti molto importanti: il 2015 è stato l’anno più caldo della storia e il termometro globale è solo due gradi Celsius al di sotto della soglia del pericolo. Non proprio due notizie positive.

 
L’impegno di governi e compagnie                       
Ecco allora che i governi hanno deciso di cambiare registro. La Cina per esempio ha avviato un piano per rendere la propria economia sostenibile e mira ad aumentare l’utilizzo di combustibile non fossile fino al 15% sul totale del proprio approvvigionamento energetico entro il 2020, mentre ora è al 9%. Inoltre ha fissato degli obiettivi di efficienza energetica per oltre 1000 compagnie del Paese, minacciando pesanti interventi nel caso in cui non dovessero raggiungerli. Anche i governi europei hanno deciso di intervenire e di abbassare le emissioni di gas serra del 40% rispetto ai livelli del 1990 entro i prossimi 15 anni. Nello stesso periodo di tempo Gli Stati Uniti si sono impegnati a ridurre di un terzo le proprie emissioni e ad aumentare fino al 28% del totale l’energia generata da fonti rinnovabili. Quindi più del doppio dell’attuale 13%.

Alcuni esempi positivi ci arrivano anche da grandi gruppi internazionali, come Coca-Cola: entro il 2020 utilizzerà soltanto 1,2 litri d’acqua per ogni litro delle proprie bevande. Un obiettivo molto sfidante, perché l’acqua non è soltanto l’ingrediente principale del prodotto finale, ma serve per mantenere puliti e funzionanti i propri impianti. Philips e Renault invece hanno deciso di puntare sul ricondizionamento e sul riutilizzo dei propri prodotti che sono hanno finito il proprio ciclo. La casa automobilistica in particolare, nel proprio sito di rilavorazione di Choisy-de-Roi impiega l’80% di energia in meno e il 92% di prodotti chimici in meno rispetto alle proprie aree produttive tradizionali.
 
La corsa ai brevetti dell’innovazione tecnologica
La recente spinta all’innovazione si nota in particolare attraverso la grande quantità di brevetti di tecnologie ambientali riscontrata dall’Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale: ora siamo a una media annuale di 14000 brevetti in tutto il mondo, oltre il doppio rispetto a 10 anni fa.
Un altro aspetto importante è la ricerca sulla conversione e sulla trasformazione energetica, perché al momento soltanto un terzo dell’energia prodotta nel mondo raggiunge l’utilizzo. I restanti due terzi vengono persi nella catena di generazione e distribuzione. Ecco allora che nelle costruzioni vengono usati sempre più sensori intelligenti per gestire il riscaldamento, l’illuminazione e l’aria condizionata. Qualcosa sta iniziando a muoversi.