L’indipendenza energetica non è soltanto un obiettivo economico del nostro Paese, ma ha grande rilevanza anche sul piano sociale. In questo settore il caso del biogas è emblematico, perché permette di riconvertire vecchi impianti agricoli e di rafforzare la schiera di lavoratori green.
Inoltre, l’Italia per una volta non è fanalino di coda, ma domina le classifiche europee e mondiali. Forti di questo vantaggio competitivo ci stiamo spingendo ancora più in avanti: il gas generato dalla lavorazione di biomasse fino a pochi mesi fa era destinato a produrre solo energia elettrica, ma ora l’Autorità dell’Energia ha dato l’ok per servirsene nel trasporto, nel riscaldamento civile e nei semilavorati per la biochimica. Saremo i primi al mondo a produrre metano non fossile su ampia scala. Insomma, si apre una nuova era e con essa un nuovo mercato.
 
Il terzo produttore al mondo
Dopo cinesi e tedeschi vengono gli italiani per capacità produttiva. Nella Penisola sono presenti 1.300 impianti di imprese agricole e negli ultimi 5 anni sono 4,5 i miliardi di euro investiti. Già nel 2013 rappresentavano il 10% dell’energia elettrica ricavata da fonti rinnovabili e a oggi sono 1.200 i posti di lavoro altamente qualificati. Del Consorzio Italiano Biogas fanno parte circa 500 aziende e i progetti sono molto ambiziosi: entro il 2030 vogliono arrivare a 2.300 impianti e coprire i consumi annui di 1 milione di veicoli a metano. Non sono numeri e obiettivi scelti a caso, perché attualmente in Italia circolano due terzi dei mezzi di trasporto a metano di tutta Europa.
 
Un ciclo produttivo completo
Il 35% degli impianti si trova in Lombardia e secondo uno studio dell’Università di Milano questi sistemi sono alimentati da liquami di allevamento per il 50%, mentre un altro 20% viene fornito dai residui agricoli. In questo senso il grande vantaggio per l’azienda agricola è poter completare il proprio ciclo produttivo. Gli agricoltori in questo modo possono produrre in casa energia, fertilizzanti biologici e a breve anche biometano, evitando gli sprechi e ottimizzando la propria filiera.
 
I giacimenti green del sud ancora da sfruttare
Ma il biogas non è soltanto prerogativa delle regioni settentrionali. Secondo la stima dello Studio Althesys sullo sviluppo della filiera del biogas-biometano del Mezzogiorno, le risorse presenti nelle regioni meridionali del nostro Paese possono valere 8.000 nuovi posti di lavoro e investimenti fino a 5,6 miliardi di euro nei prossimi 15 anni nella migliore delle ipotesi. L’impatto di tali investimenti porterebbe a un incremento dello 0,3% del Pil del Mezzogiorno, che si traduce in 27,4 miliardi di euro. Un altro grande vantaggio che deriva dalla filiera del biogas è il miglioramento delle condizioni del suolo agrario. Un modello già riconosciuto anche all’estero, tanto che alcuni ricercatori dell’Università del Michigan sono stati ospiti del Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione ed Ambiente dell’Università di Catania per studiarlo.