Il collegamento è molto semplice: una maggiore popolazione significa più richiesta di cibo. E di conseguenza, una produzione più efficiente, più sana e più sostenibile rispetto a quella che abbiamo ora.
Un dato su tutti è particolarmente rappresentativo: secondo le Nazioni Unite entro il 2050 al mondo ci saranno nove miliardi di persone, con il conseguente bisogno di aumentare la produzione ci cibo almeno del 60%. Meglio ancora sarebbe riuscire a raddoppiarla nei prossimi 35 anni. A fare da traino sono i paesi emergenti, la Cina su tutti, che infatti stanno facendo shopping di compagnie del food in occidente.
 
Un settore sottovalutato
Anche in Europa si può notare l’interesse crescente per questo comparto: nel 2014 il valore di un acro di terra coltivabile in Inghilterra è aumentato del 14%, sfiorando le 10 mila sterline. E ha seguito il balzo del 12,3% nel 2013. Eppure, nonostante l’economia reale abbia già capito l’importanza del settore del cibo, curiosamente nei portafogli di investimento è sotto-rappresentato rispetto al suo potenziale. È visto più come un’alternativa, in genere a causa dell’alta volatilità che caratterizza le commodity. Nel breve termine, soprattutto se si è a digiuno delle necessarie competenze tecniche, in effetti il rally dei prezzi può riservare brutte sorprese. Ma se si punta sul settore nel lungo periodo si possono trovare buone opportunità.
 
La ricchezza della ricerca e gli investimenti in tecnologia
Molte compagnie che lavorano in questo settore stanno mettendo in campo pesanti investimenti. Si pensi al bisogno che hanno i paesi emergenti di infrastrutture e reti elettriche adeguate non solo alla coltivazione, ma anche allo sviluppo di un mercato: senza strade sicure per la grande distribuzione senza elettricità per i frigoriferi per le famiglie è impossibile (o inutile) acquistare la gran parte dei prodotti in commercio.
Anche il nuovo interesse per il biologico e la qualità dei cibi è un importante driver di crescita: cambiano le abitudini dei consumatori e le case produttrici devono adeguarsi, ma ciò può essere fatto solo dopo aver cambiato il proprio modello di business e aver riorganizzato la propria catena produttiva. Un altro esempio si può trovare nel passaggio della ricerca delle proteine nella carne rossa a quella nella carne bianca, nei legumi e nei prodotti caseari. Altro mutamento che parte dalle persone prima ancora che dall’industria. 
Muove moltissimi soldi anche la ricerca nelle tecniche di conservazione: secondo gli esperti dicono che dal 30% al 50% dei prodotti agricoli vengono sprecati. Chi assicurerà una maggior durata dei propri prodotti senza inficiarne la qualità avrà una nuova e importante freccia al suo arco.