Ritorno all'agricoltura. La crescita del settore è tutto in un dato: cinque delle maggiori operazioni di M&A della storia sono state avviate nel 2014. I fondi d'investimento che si occupano di agribusiness erano 33 nel 2005 e già 240 nel 2014.

 
Segnali non solo di una riscoperta, ma anche di un nuovo modo di fare business. L'impressione, però, è che sia solo l'inizio. Perché la spinta alla creazione di grandi player globali arriva dai Paesi in via di sviluppo come Cina e Indonesia.
 
Per scattare una fotografia di questa nuova geografia agricola, basta passare in rassegna alcune delle operazioni più recenti. 
 
L'Asia ha fame di occidente
Olam, società di Singapore, ha acquisito la statunitense Archer Daniels Midland per 1,3 miliardi di dollari. Non si tratta solo di una delle operazioni più consistenti degli ultimi anni, ma anche quella che ha reso Olam uno dei tre maggiori player nel mercato del cacao, assieme alla svizzera Barry Callebaute e all'americana Cargill. Un investimento cospicuo, dettato dalla convinzione che lo sviluppo della classe media in Asia spingerà il consumo di cioccolato.
 
Altro affare, settore differente, stessa ratio. La Cofco è l'azienda di stato cinese che si occupa di creali, oli e food. Ha sborsato 1,5 miliardi di dollari per il 51% dell'olandese Nidera. Società che si occupa di trading sulle commodity. Una mossa fatta per avere accesso al serbatoio produttivo di Nord e Sud America per soddisfare la crescente domanda cinese.
 
Cofco ha speso altri 1,5 miliardi per assumere il controllo di Noble Group. Due operazioni che valgono 3 miliardi di dollari in un solo anno e nello stesso settore. Ma consentono alla Cina di affrancarsi dalle “big four” occidentali: ADM, Bunge, Cargill e Louis Dreyfus.
 
La brasiliana Jbs ha pagato 1,5 miliardi di dollari per l'irlandese Moys Park, specializzata nel mercato del pollame. Con 8 mila lavoratori, è la più grande imprese privata del Nord Irlanda. L'affare apre a Jbs le porte del mercato britannico e scandinavo. Jbs, nello stesso anno, ha anche chiuso l'acquisizione dell'australiana Primo Group, allevatore di suini e grande esportatore verso la Cina.
 
Agricoltura e brand verso i nuovi mercati
Altro grande mercato di M&A: il latte. Nel 2014 la francese Danone ha sborsato 486 milioni per accrescere la propria partecipazione al 9,9% della China Mengniu Dairy, il più grande produttore cinese di latte. Si è trattato in realtà di una manovra più ampia, con la creazione di una joint venture  formata dal gruppo francese, dai danesi di Arla (con il 5,3% del capitale) e da Cofco (con il 16,3%) per controllare  quasi un terzo di China Mengniu Dairy. Ancora una volta, la mossa è da legge alla luce delle previsioni che vedono un cambio di dieta e una aumento del consumo di latte (il consumo medio cinese di latte è appena il 3% di quello francese).
 
La migrazione delle abitudini occidentali verso la Cina e il sud-est asiatico hanno convinto Wilmar (multinazionale dell'agribusiness con sede a Singapore) e l'indonesiana First Pacific a fare spesa in Australia. Per acquisire Goodman Fielder hanno sborsato 1,3 miliardi. Obiettivo: portare i brand alimentari in Asia per intercettare l'occidentalizzazione delle abitudini alimentari.