Anche i primi della classe a volte devono fermarsi, riflettere e aggiornarsi. È quanto successo a Google, che ad agosto ha annunciato al mondo di essersi rifatta il trucco. Ora la holding si chiama Alphabet e prenderà il posto di Google come società quotata. Senza troppi scossoni però: ogni vecchia azione sarà convertita in una nuova azione Alphabet, mantenendo inalterati i diritti. Big G però non scompare, sarà la società più importante della galassia Alphabet. Ma non dobbiamo leggere questo cambiamento come una retrocessione. Anzi.

Come si mette ordine nella stanza dei bottoni 

Mantenere gli ormai diversissimi business della società di Mountain View sotto il cappello di Google stava diventando sempre più complicato. L’effetto che ne derivava era confusionario, tanto che alcuni investitori si erano lamentati: troppi progetti scollegati tra loro e soprattutto distanti dal “core” delle ricerche e delle pubblicità sul web, che ora è stato affidato al nuovo Ceo Sundar Pichai.
Ora i molti progetti dei due fondatori Larry Page e Sergey Brin avranno una loro identità e le loro performance saranno più facilmente monitorabili dai vertici dell’azienda: i droni, le Google Car, i Google Glass e tutti i wearables, i palloni aerostatici, Fiber, Calico, Nest, le società di investimento Google Ventures e Google Capital. Un’evoluzione che fa bene a tutti: ognuno potrà proseguire per la propria strada senza troppe pressioni.
 
Tutto cambia affinché nulla cambi
Gli obiettivi di questa riorganizzazione sono chiari: rimanere tra le società più forti e innovative del mondo, costruire il futuro e continuare a macinare utili. Lo scorso anno soltanto la pubblicità ha garantito 66 miliardi di dollari a Big G, per il 2015 le stime parlano di un ulteriore balzo a 74 miliardi e i mercati sembrano crederci. il titolo (che si chiama ancora Google Inc.) dall’inizio dell’anno ha guadagnato il 20%.
 
I vantaggi per gli azionisti
Secondo alcuni analisti era proprio l’assetto caotico della vecchia Google a frenare le ulteriori potenzialità di crescita del titolo in borsa. La ristrutturazione verrà ratificata per la fine del 2015, ma gli investitori hanno apprezzato questo annuncio. Ognuno dei nuovi settori avrà un Ceo e conti separati, in modo da rendere più trasparenti le ramificazioni del colosso fondato nel 1998 a Menlo Park. In più, il nuovo ordine consentirà ai vertici di muoversi con più disinvoltura nel mondo delle acquisizioni, così sarà più semplice realizzare Ipo o spin-off. Un buon modo per assicurarsi il futuro.