Le startup diventano adulte. Avviene di rado perché la mortalità è ancora elevata. Dopo la fase iniziale e quella di crescita, è arrivato il momento di capitalizzare anni di sforzi. Il processo di trasformazione si è compiuto: l'idea è ormai diventata business. Ora il sogno si chiama exit.

Break even point – Il primo respiro. È il punto che segna l'estinzione del proprio deficit: i costi sono stabilmente inferiori alle vendite. In altre parole: dopo anni di introiti indirizzati a nuovi finanziamenti o al rimborso delle spese sostenute, si inizia a guadagnare.
 
Buyback – È una delle possibili modalità di exit. Consiste nel riacquisto delle azioni (che nel tempo sono sfinite nelle casse di venture capital o business angel) da parte dei fondatori delle startup, convinti di poter crescere o di poter spuntare, in futuro, un prezzo di vendita migliore.
 
Exit –  È il traguardo più ambito. Segna “l'uscita” dalla fase di startup e il passaggio alla vita adulta. Ogni exit è una storia a sé. Non solo perché è il punto di arrivo di un percorso lungo anni, ma anche perché, arrivati all'exit, occorre decidere che porta aprire.  
 
Going public – Seconda modalità di exit. Rendere “pubblico” può dare spazio a fraintendimenti. Non è la statalizzazione dell'impresa ma il suo approdo sui mercati finanziari. In altre parole: la startup affronta una IPO
 
Trade sale – Una exit può concretizzarsi anche attraverso questa terza via: un'impresa di dimensioni e disponibilità finanziarie maggiori acquista la startup.
 
Zombie startup – Dietro a una exit, il lato più brillante dell'universo startup, ci sono centinaia di storie che raccontano difficoltà, correzioni di rotta, debacle. Tra l'estremo del successo e quello del fallimento c'è questa espressione che rende bene l'idea di ciò che rappresenta: una startup che, nonostante i proclami, da anni ha margini di crescita vicini allo zero. Si regge ancora in piedi e avanza. Ma è un morto che cammina.