Si chiama FinTech ed è un settore che sposa finanza e tecnologia. Come spesso accade, il risultato non è la somma degli addendi. Perché il FinTech non è solo l'applicazione del digitale a banche, monete e investimenti: è un nuovo modo di concepire il business, anche grazie alle startup e al recente interesse dei ventur capitalist.
 
Investimenti, crescita a tre cifre
Gli investimenti in startup FinTech sono triplicati tra il 2013 e il 2014, balzando da 4,05 a 12,2 miliardi di dollari. Un progresso, pari al 201%, che stacca la crescita media degli altri investimenti a livello globale (+63%).
 
I capitali tendono a concentrarsi attorno a realtà consolidate (per quanto molto giovani), ma anche le startup al primo round di investimenti stanno solleticando l'attenzione dei venture capitalist, attirando 1,38 miliardi di dollari, pari a una crescita del 48% rispetto al 2013.
 
In un comparto in piena esplosione, quasi tre quarti degli investimenti arriva dagli Stati Uniti. Ma l'Europa mostra segni di vitalità: è la regione che nel 2014 ha fatto registrare la crescita più consistente (+215%), nonostante i dollari investiti (1,48 miliardi) siano ancora pochi rispetto a quelli statunitensi. Il merito di questo slancio è in gran parte dovuto alla creazione di un polo finanziario-tecnologico tra UK e Irlanda: i due Paesi concentrano il 42% degli investimenti europei del settore, anche se crescono meno (+136%) dell'intero continente. Segno che i Paesi al di qua della Manica sono destinati a recuperare terreno.
 
Il mercato è maturo?
La crescita a tripla cifra è indice di un mercato dalle enormi potenzialità, che deve però trovare ancora una sua strada. Spesso le imprese FinTech sono costruite non con l'obiettivo di competere sul lungo periodo ma con quello di una exit (l'acquisizione da parte di un gruppo maggiore). Nei primi tre trimestri del 2014, il valore di M&A generato da imprese FinTech ha raggiunto i 10 miliardi di dollari, raddoppiando il risultato dei nove mesi precedenti.
 
Un dato che, oltre alla tendenza alle exit, dimostra la grande attenzione del settore bancario verso le imprese FinTech. Spesso gli acquirenti o gli investitori sono infatti gli istituti. Il caso più eclatante è satto quello di Goldman Sachs, che ha puntato 50 milioni di dollari su Circle Internet Financial, una startup di pagamenti in bitcoin.
    
Avere in pancia un'impresa FinTech non significa solo applicare una nuova tecnologia al proprio business. Vuol dire anche avere sott'occhio lo sviluppo di nuovi modelli finanziari. Di fronte ai quali le banche possono chiudersi, adattarsi o collaborare. Se, come dimostrano le cifre investite, la spinta dell'innovazione non è certo destinata a fermarsi, alla finanza classica non resta che la terza opzione. Lo ha affermato anche BNP Paribas: le imprese FinTech, e in particolare quelle legate alle monete viruali come i bitcoin, sono destinate a creare un “sistema ridondante” rispetto a quello attuale. In altre parole, il presente rischia di entrare in concorrenza con il futuro. Meglio allora collaborare, in modo da ottenere, grazie alle startup, una visione dei prossimi modelli di investimento.