Information and Communications Technology (ICT), internet a banda ultralarga, software potenti e creati per esigenze specifiche. Sistemi ogni giorno più performanti e, di conseguenza, redditizi. Per questo è bene tenere d’occhio non solo quelle società che hanno nell’ICT il proprio core business, ma anche quei Paesi e quelle aziende che hanno deciso di puntare forte sulle più moderne tecnologie. Ricerche e report dimostrano che i loro risultati avranno una spinta in più, soprattutto sul lungo periodo.

Il benessere arriva (anche) dalla tecnologia
Una correlazione incontestabile tra connessione dei dati e crescita economica di un Paese ci arriva dal Global Internet Technology Report del World Economic Forum: più è intenso l’utilizzo di connessioni, big data e strumenti ICT e maggiore è la crescita del reddito pro capite di quello Stato. Il report si basa su uno studio, condotto in 143 Paesi, dell’offerta della galassia ICT ad aziende e privati cittadini. L’internet delle cose è già tra noi e contribuisce alla ricchezza condivisa sia nelle economie avanzate che in quelle in via di sviluppo.

Le Pmi italiane spingono sugli investimenti tecnologici
L’Italia, come sottolinea il report del World Economic Forum, ha scalato tre posizioni portandosi al 55esimo posto della classifica del 2015. Ha registrato ottimi progressi a livello sociale ed economico per quanto riguarda l’influsso dell’ICT. E non si tratta soltanto di un impegno del governo o delle grande società. Anche le Pmi puntano sullo sviluppo tecnologico, come sottolinea una ricerca dell’Istituto Adriano Olivetti condotta su 140 aziende dell’area adriatica: lo scorso anno un terzo degli investimenti delle società è stato fatto nel settore tecnologico. Peccato che soltanto l’1% sia fatto nella formazione dei lavoratori, mentre il resto si divide tra ricerca, sviluppo, hardware e software.

L’accesso universale come volano di crescita
Al momento, secondo i dati del 2014, le connessioni broadband ad alta velocità sono a disposizione di più di 3,4 miliardi di persone, circa la metà della popolazione mondiale.
A livello-Paese è necessario però che le innovazioni tecnologiche siano fruibili dalla maggior parte della popolazione. Altrimenti l’effetto positivo si indebolisce o svanisce: l’impatto di tecnologie ICT, per portare effettivi benefici, deve raggiungere un numero minimo di cittadini. Una crescita del 10% nelle infrastrutture delle telecomunicazioni ha un effetto positivo pari al 2,8% del Pil. Ma a una condizione: che almeno il 24% della popolazione venga raggiunta dalla novità. Quindi se l’indice di penetrazione supera un abitante su quattro, i risvolti positivi si vedranno. Altrimenti, la situazione rimarrà invariata o quasi. Con tutto ciò che ne consegue sul piano degli investimenti.