L’Europa tira il gruppo, Canada e Stati Uniti inseguono, l’Asia è non pervenuta. Gli investimenti sostenibili crescono a ritmi molto interessanti, secondo il rapporto relativo al 2014 del Global Sustainable Investment Alliance, che ha analizzato i dati di Europa, Stati Uniti, Canada, Asia, Giappone, Australia e Africa. Si è passati dai 13.300 miliardi di dollari del 2012 ai 21.400 miliardi del 2014. Una crescita del 61% in soli due anni. Questo balzo significa che il patrimonio gestito in questo contesto è salito dal 21,5% al 30,2% del totale nel mondo.
 
Il Social Responsible Investing nel mondo
Quello che nel mondo anglosassone viene definito Social Responsible Investing, l’investimento sociale e responsabile o sostenibile, è una modello di business che valuta anche fattori ambientali, sociali e di governance in fase di gestione. Gli Stati Uniti, terzi per asset gestiti in questa classifica, hanno registrato la crescita più rapida con un salto del 76%, da 3.760 miliardi di dollari del 2012 ai 6.572 del 2014. Seguono Canada ed Europa, rispettivamente con un +60% e un +55%. Il Vecchio Continente da solo vale oltre la metà degli investimenti sostenibili globali, con 13.600 miliardi di dollari. 
 
La microfinanza piace all’Europa
Circa il 55% degli investimenti dei gestori europei ha impatti sulla microfinanza, mentre il resto si concentra sul social business, sulle comunità a basso reddito, su energia rinnovabile e finanza di sviluppo. Se scendiamo nello specifico dei Paesi, spiccano soprattutto Svizzera e Olanda, seguiti da Inghilterra, Francia, Italia, Germania e Svezia. Dopo aver toccato con mano l’importanza degli investimenti sostenibili, l’universo politico sta lavorando insieme a intermediari e distributori per creare l’ambiente più adatto a supportare questi percorsi.
 
Anche il mondo asiatico, che pure è molto distante da un contesto simile a quello europeo o a quello americano, si sta muovendo in quella direzione. In particolare, interessano prodotti di investimento che riguardino temi sensibili come il cambiamento climatico e lo sfruttamento delle risorse disponibili.
 
L’utilità dei temi socio-ambientali per i top manager
Il confronto con tematiche sociali e ambientali non è soltanto un incentivo a livello etico. Lo afferma uno studio sulla governance delle maggiori società quotate in Italia svolta da ALTIS, Alta Scuola Impresa e Società dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e promossa dal Csr Manager Network. I manager che vengono stimolati a gestire i rischi connessi alle strategie aziendali devono occuparsi anche di temi non strettamente inerenti il proprio core-business e allargare lo sguardo verso la responsabilità sociale e ambientale. Ma perché ciò abbia effetto sulle scelte del Consiglio d’Amministrazione di una compagnia è necessario che le dinamiche socio-ambientali entrino nel piano industriale. Gli sforzi ottenuti vengono ampiamente ripagati, come dimostrano i numeri.