Un ciclo economico equilibrato in bilico tra inflazione e recessione, caratterizzato da una crescita modesta e un basso aumento dei prezzi. È la Goldilocks Economy, l’economia di Riccioli d’Oro che stiamo osservando in questo periodo. Questo debole equilibrio rimane tale a patto che la crescita resti moderata, perché una forte impennata del PIL porterebbe al rischio di una vigorosa accelerazione dell’inflazione e, di conseguenza, all’intervento delle Banche Centrali mondiali per ritoccare all’insù i tassi di interesse.
 Alla ricerca dell’inflazione perduta

Va detto che uno stadio come quello della Goldilocks Economy non era l’obiettivo dei banchieri centrali quando hanno deciso, anni fa, di puntare sul Quantitative Easing. Nel mirino c’era la crescita di produzione, occupazione e inflazione. E proprio l’aumento dei prezzi, che non si vede ancora in pianta stabile, desta qualche preoccupazione. Addirittura la governatrice uscente della Federal Reserve Janet Yellen lo scorso settembre dichiarò che “la debolezza dell’inflazione è un mistero” e che il consiglio direttivo della più importante banca centrale del mondo potrebbe essere caduto in un grosso misunderstanding: “Io e i miei colleghi potremmo aver mal giudicato la forza del mercato del lavoro, il grado di conformità delle aspettative inflazionistiche di lungo periodo con il nostro obiettivo d’inflazione e persino le fondamentali forze che guidano l’inflazione”. E se la FED piange, la BCE non ride: l’inflazione del Vecchio Continente a febbraio è scesa a 1,1% dall’1,3% di gennaio e Mario Draghi ha dimezzato il piano di acquisti di titoli di stato, abbassando la potenza di fuoco di Francoforte a 30 miliardi di euro al mese.
 

La cautela delle Banche Centrali 

Con uno scenario come questo le mosse delle principali Banche Centrali devono essere molto tranquillizzanti e caute. Un cambiamento improvviso potrebbe rompere il fragile equilibrio di Riccioli d’Oro e scatenare il panico sui mercati, se teniamo conto che il debito mondiale ha tagliato quota 200 mila miliardi di dollari. Un tapering aggressivo porterebbe a decisi ribassi e a ingenti perdite, ecco perché finora i banchieri centrali si sono mossi con attenzione in questo potenziale campo minato: la FED, la Bank of Canada e la BCE sono già partite, mentre la Bank of England sembra aver finalmente deciso di procedere con un rialzo dei tassi.
 

Meglio l’azionario dell’obbligazionario

Questa virata molto lenta e prudente delle Banche Centrali sta producendo un effetto di contiguità con il recente passato: secondo molti osservatori il contesto con diffusi anche se lievi rialzi dei tassi e moderata crescita economica porteranno gli investitori a preferire l’azionario, che dovrebbe proseguire il suo andamento al rialzo. Per le obbligazioni invece serve maggiore prudenza, anche perché l’anno scorso quando gli Stati Uniti hanno dato una stretta alla propria politica monetaria i rendimenti obbligazionari hanno registrato importanti balzi.
 

Leggi anche:

Volatilità e inflazione: i nuovi fattori del 2018
Investire oggi: analisi dei mercati finanziari di Marzo 2018 | Marco Piersimoni [VIDEO]
Banche centrali: il momento della normalizzazione è arrivato