Il 2017 per l’Eurozona si chiuderà con una politica monetaria invariata da parte della Banca centrale. I tassi di interesse per quest’anno rimarranno a zero. Ma con l’anno nuovo le cose cambieranno: il presidente dell’Eurotower Mario Draghi ha annunciato l’avvio del “tapering” a partire da gennaio 2018. Si tratta, in poche parole, di un allentamento del Quantitative Easing, con una riduzione dell’acquisto degli asset. Ma di cosa stiamo parlando? Ecco cinque punti per capirne di più. 
Le origini

Si è cominciato a parlare di tapering da maggio del 2013, quando l’allora governatore della Federal Reserve americana, Ben Bernanke, utilizzò il termine nel corso di una audizione al Congresso per identificare la riduzione della politica monetaria espansiva. Il termine tapering indica proprio il rallentamento, da parte di una banca centrale, del ritmo di acquisto di asset sul mercato. Ossia di un rallentamento del Quantitative Easing. Dal 2012 la Fed stava acquistando 85 miliardi di dollari di titoli al mese, e dal 2014 cominciò a ridurre gli acquisti.
 
La versione europea

Nel marzo 2015 la Banca centrale europea avviò il Quantitative Easing, con l’acquisto di 80 miliardi di euro di asset al mese. Come il governatore della BCE Mario Draghi ha annunciato, da gennaio 2018 gli acquisti cominceranno a ridursi, avviando quindi il tapering.
 
Il perché del QE 

Quando un’economia è in difficoltà, la Banca centrale può intervenire per aumentare la quantità di capitale in circolazione, immettendo liquidità a disposizione delle attività economiche con lo scopo di incrementare la ripresa. La prima mossa di solito è l’abbassamento dei tassi di interesse. Ma se questa mossa non basta, l’istituto centrale inizia a comprare beni finanziari come i titoli di Stato o azioni di banche commerciali, in modo da far aumentare l’attività economica e generare nuovi posti di lavoro. Di fatto, questa operazione equivale alla stampa di nuova moneta. È quello che ha fatto la Banca centrale europea con il Quantitative Easing.
 
La necessità del tapering

Ma non si può continuare all’infinito a stampare moneta. Un lungo periodo di bassi tassi d’interesse e immissione di liquidità porta inevitabilmente a una cattiva allocazione delle risorse e penalizza i rendimenti, con il rischio di squilibri finanziari generalizzati.
 
L’impatto del tapering

La riduzione dell’acquisto degli asset da parte dell’istituto centrale, però, è un’operazione sensibile per i mercati. Il mercato teme la riduzione degli acquisti mensili di titoli e la fuga degli investitori. L’impatto del tapering sarà quindi tutt’altro che neutrale, proprio a causa dei valori molto elevati coinvolti. Per questo l’operazione – come ha ripetuto Draghi – sarà graduale e sarà fatta con flessibilità, e nel caso di peggioramento delle condizioni finanziarie gli importi potrebbero addirittura aumentare invece che calare. 

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