Su o giù? I prezzi salgono o scendono? Nelle economie di mercato, i prezzi di beni e servizi possono variare in qualsiasi momento. Alcuni aumentano, altri diminuiscono. Si parla di inflazione quando assistiamo a un rincaro ampio riferito a numerose unità, non limitato a singole voci di spesa.  L’inflazione è definita come l’aumento progressivo del livello medio generale dei prezzi. O, se vista dal punto di vista del consumatore, si può anche definire come diminuzione del potere d’acquisto (e quindi del valore) della moneta. 
Ecco i dieci punti principali per capire cos’è l’inflazione e come si calcola.
 
Paniere
Per il calcolo dell’inflazione l’Istat usa un paniere di riferimento composto di beni e servizi che variano al variare delle abitudini d’acquisto delle famiglie nel corso degli anni. Il peso attribuito a ciascun bene o servizio, dei quali si monitora l’andamento dei prezzi, però non è uguale. Si attribuisce un peso maggiore alle variazioni relative a beni e servizi per i quali i consumatori spendono di più, come l’energia elettrica, rispetto a voci di spesa meno significative, come i francobolli. Gli individui, inoltre, non effettuano tutti gli stessi acquisti. Le singole famiglie hanno abitudini di spesa diverse: c’è chi è vegetariano, chi mangia la carne; chi compra il pane, chi i prodotti senza glutine. Le abitudini di spesa medie dell’insieme delle famiglie determinano il peso da attribuire ai diversi beni e servizi nel paniere usato per la misurazione dell’inflazione.
 
Paniere ponderato
I beni e i servizi nel paniere possono essere considerati anche con un peso differente a seconda della popolazione alla quale ci si riferisce per calcolare l’inflazione. Fasce di reddito più basse, ad esempio, subiscono molto più di più l’aumento dei prezzi alimentari, destinando gran parte della propria retribuzione nell’acquisto di questi beni. L’Istat distingue tra indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività nazionale (NIC), quello per le famiglie di operai e impiegati (FOI) e l’indice armonizzato europeo (IPCA).
 
L’inflazione non è uguale per tutti
Il peso di ciascuna unità nel paniere di riferimento cambia a seconda dell’indice usato per il calcolo, cioè delle finalità per le quali si effettua la stima dell’inflazione e della popolazione di riferimento.
 
Calcolo dell’inflazione
Il tasso di inflazione sui 12 mesi corrisponde al prezzo del paniere totale in un determinato mese rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.
 
Valore della moneta
Davanti a un aumento dei prezzi, l’unità di moneta consente di acquistare una minore quantità di beni e servizi. Si dice che il valore reale dell’unità di moneta risulta inferiore rispetto al passato, soprattutto se i prezzi salgono più velocemente dei salari.
 
Inflazione buona e cattiva
Se tenuta sotto controllo e generata dalle giuste cause, l’inflazione è una tendenza positiva: i prezzi crescono perché cresce il Pil, quindi si registra un’espansione economica e quindi anche gli stipendi dovrebbero aumentare evitando che le famiglie perdano potere d’acquisto. Un’inflazione buona di questo tipo spinge la crescita, in genere anche grazie alle politiche monetarie delle banche centrali. L’inflazione cattiva invece è l’aumento dei prezzi che non supporta la crescita: accade ad esempio quando i prezzi aumentano perché la domanda supera l’offerta. In questo caso siamo in presenza di uno squilibrio e non di una spinta economica positiva.
 
Teorie dell’inflazione
Gli economisti della scuola monetarista sostengono che l’inflazione è generata da un aumento della quantità di moneta eccessivo rispetto all’aumento della produzione di merci. Secondo Keynes, invece, a generare l’inflazione è l’eccesso della domanda globale sull’offerta globale in una situazione di piena occupazione, a prescindere dalla quantità di moneta immessa in un sistema economico. C’è poi una scuola economica che sostiene che l’aumento dei prezzi da parte delle imprese è dovuta a un aumento dei costi di produzione. Mentre l’economista inglese A.W. Phillips sostiene che le cause dell’inflazione vanno ricercate nelle variazioni salariali nel mercato del lavoro.
 
Inflazione importata 
I Paesi le cui economie sono interconnesse a quelle di altri Paesi possono anche importare l’inflazione. Esposti a questo fenomeno sono ad esempio i Paesi trasformatori delle materie prime. L’inflazione può essere importata anche da Paesi che hanno un avanzo nella bilancia dei pagamenti o attraverso la svalutazione del cambio che rende costoso reperire valuta per pagare le importazioni dall’estero e quindi determina un aumento dei costi per le imprese importatrici di materie prime. 
 
Effetti dell’inflazione
Se il potere d’acquisto della moneta diminuisce a causa dell’aumento dei prezzi delle merci, gli individui si orienteranno verso l’acquisto di beni-rifugio come oro o immobili, i cui prezzi aumentano e che pertanto sono in grado di preservare il loro valore. In un’economia aperta, inoltre, l’aumento dei prezzi fa diminuire la competitività internazionale delle merci e quindi le esportazioni. Se il Paese in cui i prezzi aumentano velocemente attua una svalutazione per accrescere la competitività delle proprie merci, si può creare anche una spirale inflazione-svalutazione
 
Controllo dell’inflazione
Il controllo dell’inflazione è una priorità delle banche centrali moderne. La Bce punta ad esempio a mantenere un livello di inflazione ottimale al 2 per cento. Questo tipo di politica monetaria è alla base della teoria dell’inflation targeting, della pratica cioè dei banchieri centrali di annunciare ai mercati un obiettivo programmatico di inflazione e di impegnarsi al suo raggiungimento con interventi sui tassi di interesse di riferimento monetario e sulla liquidità di moneta.

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