Le obbligazioni sono strumenti finanziari che consentono a chi li acquista di ricevere, alla scadenza pattuita con l’ente emittente, il rimborso del capitale investito più un interesse. Per questo vengono chiamati titoli di debito. Scopriamoli meglio in 10 punti.
  1. Emittente

    È la società, o lo Stato, che colloca sul mercato l’obbligazione. In base alla sua affidabilità e alla sua solidità economica dovrà pagare una determinata quota di denaro come interesse ai sottoscrittori. Più è alto il rating, e quindi l’affidabilità, meno interessi dovrà versare nelle tasche di chi ha acquistato la sua obbligazione.
     
  2. Scadenza

    Ogni obbligazione deve avere una data di scadenza, ovvero quando l’emittente dovrà rimborsare l’acquirente. In genere si distingue tra obbligazioni a breve, medio o a lungo termine, con durate che vanno dai 3 mesi ai 30 anni.
     
  3. Interesse

    Chi compra un’obbligazione lo fa perché, a seconda della tipologia di strumento e dei rischi connessi, gli viene promesso un interesse. È anche una sorta di “garanzia” sul prestito di denaro: il compratore si fida dell’emittente prestandogli una somma di denaro, ma si aspetta che a una data scadenza temporale gli vengano corrisposti gli interessi anche per dimostrare che ha fatto un buon investimento.
     
  4. Tasso fisso

    Le obbligazioni ordinarie a tasso fisso sono quelle con interessi predefiniti e concordati tra emittente e investitore.
     
  5. Tasso variabile

    Quando si parla di tasso variabile si intendono le obbligazioni con interessi che possono variare a seconda delle fluttuazioni dei mercati.
     
  6. Rendimento

    Le obbligazioni non prevedono solo interessi, ma anche rendimenti: questo viene determinato dalla somma di interessi e capital gain, ovvero il guadagno in conto capitale che matura se il titolo è stato comprato dal sottoscrittore a un prezzo minore rispetto a quello di scadenza, al quale verrà venduto. C’è però anche il rischio opposto: se il prezzo scende, nel conto capitale verrà segnata una perdita.
     
  7. Rischi

    Sono meno rischiose delle azioni, perché comprando obbligazioni si presta denaro, mentre le azioni sono partecipazioni al capitale di rischio di un’azienda. Se l’azienda fallisce l’azionista perde tutto, mentre l’obbligazionista verrà rimborsato con quanto rimasto. Come detto in precedenza più è alto il rating dell’azienda/Stato e minore sarà il rischio, ma minori saranno anche i rendimenti garantiti.
     
  8. Titoli di Stato

    Le obbligazioni possono essere emesse dal Ministero dell’Economia per conto dello Stato, come nel caso del nostro Paese. In questo caso gli investitori possono scegliere tra diverse tipologie di bond, tra le più comuni troviamo i Bot, i Btp, i CCT, ognuno con le proprie caratteristiche e le proprie varie durate.
     
  9. Corporate Bond

    Gli altri emittenti di obbligazioni oltre allo Stato sono le aziende, le banche o comunque società private. Nel loro caso, così come per gli Stati, l’obiettivo è autofinanziarsi e ottenere subito liquidità. In genere offrono rendimenti più alti degli Stati, essendo realtà più piccole e quindi potenzialmente più rischiose, ma il fatto che collochino corporate bond sul mercato è spesso un buon segnale, perché significa che intendono investire per migliorare il proprio business e continuare a crescere.
     
  10. Fallimento/Default

    Gli investitori rischiano di perdere una parte dei propri soldi solo nel caso di fallimento dell’azienda o default del Paese. In questo senso è ovvio che i titoli degli Usa o della Germania sono più sicuri di quelli per esempio di Zimbabwe o Venezuela, quindi pagheranno minori interessi perché hanno un rischio di default bassissimo.
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