Un misto di economia, finanza e psicologia. I primi accenni si sono visti già verso la fine del ‘700 con Adam Smith, ma è soprattutto negli ultimi decenni che si sono susseguite le pubblicazioni e gli studi sulla finanza comportamentale. Il suo obiettivo, come si può dedurre già dal nome, è comprendere i comportamenti dei mercati finanziari in relazione agli schemi di comportamento della società e del singolo individuo. In particolare, parte dalla tesi che le persone non sono completamente razionali e i mercati del tutto efficienti. Scopriamola meglio in 5 punti.
 
  1. Le emozioni

    Paura, insicurezza, avidità, orgoglio, rammarico. Sono alcune delle emozioni che possono incidere sulle decisioni degli investitori. Soprattutto nelle fasi più concitate delle contrattazioni possono portare a scelte irrazionali e il ricordo di scelte sbagliate può influenzare anche le strategie future.
     
  2. Come le decisioni vengono influenzate

    Come detto, a volte le decisioni possono essere prese in base a evidenze empiriche che non hanno una costruzione razionale ma sono influenzate dalle esperienze passate. Questo errore di tipo induttivo può portare a posizionarsi male sul mercato e perdere molti soldi e viene ricondotto a una delle materie principali della finanza comportamentale, l’euristica. Altra tematica molto studiata e discussa riguarda l’inquadramento: le scelte di investimento possono essere influenzate dalla maniera in cui sono state presentate alla persona che deve dare l’ok definitivo. Altro esempio è invece l’effetto-gregge: se la maggior parte degli operatori prendono una decisione mi sento più giustificato a prenderla anche io.
     
  3. Errori cognitivi

    Altra branca indagata dalla finanza comportamentale è quella che riguarda gli errori cognitivi. A differenza di quanto avviene con le emozioni, in questo caso la mente ragiona in modo razionale, ma può incappare in errori come l’eccessiva sicurezza o l’eccessivo ottimismo, come l’illusione di avere il controllo su fenomeni che in realtà sono incontrollabili oppure la convinzione di voler mantenere lo status quo semplicemente perché in realtà non si è in grado di affrontare un cambiamento strategico.
     
  4. Inefficienze di mercato

    Può capitare che i mercati si muovano in modo irrazionale e soprattutto in modo inefficiente. Le motivazioni possono essere molte: dalle errate valutazioni dei prezzi alle anomalie sui ritorni degli investimenti, fino alla scoperta di processi decisionali non del tutto razionali. Tutte queste inefficienze in genere sono dettate da irregolarità del comportamento degli attori chiamati in causa, ma a livello di comunità e non di singolo, perché le decisioni individuali non possono avere un’influenza così ampia.
     
  5. Perdite VS Guadagni

    L’avversione alle perdite è una tematica più volte analizzata dagli studiosi di finanza comportamentale. Secondo una teoria accettata da più parti, questa avversione è così forte che una perdita pesa 2,5 volte più di un guadagno della stessa entità. Inoltre, se l’investitore ha già sperimentato una perdita, può farsi prendere dalla tentazione di rischiare per tornare velocemente in pari, un po’ come succede con i giocatori d’azzardo. Un atteggiamento che in genere non fa che peggiorare le perdite.
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