Sono la novità del 2017 e sono subito piaciuti agli investitori. Sono i PIR, i Piani Individuali di Risparmio, introdotti in Italia con l’ultima legge di Bilancio a partire dal 1 gennaio di quest’anno, mentre erano già disponibili in altri Paesi come Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Giappone. Scopriamo meglio questi strumenti in 5 punti.
 
1.      Un investimento di medio periodo

I PIR sono un veicolo per acquistare diversi strumenti come azioni, obbligazioni, polizze e quote di fondi di investimento che puntano sulle aziende italiane o sui gruppi con una ferma presenza in Italia. Parliamo di medio periodo perché con ogni PIR l’investimento deve durare almeno 5 anni, con una cifra minima di 500 euro e un ammontare massimo di 30 mila euro all’anno.
 
2.      Uno strumento che punta sull’Italia

I PIR presuppongono alcuni vincoli: almeno il 70% del totale investito deve essere finalizzato all’acquisto di strumenti finanziari emessi da aziende italiane o aziende europee con una stabile organizzazione in Italia. Inoltre, di questo 70%, almeno il 30% deve essere destinato a strumenti finanziari di imprese che non fanno parte dell’indice FTSE MIB. Una strategia per fornire liquidità e sostegno per il business anche alle piccole aziende italiane quotate oppure a quelle che non hanno voluto chiedere un contributo ai mercati.
 
3.      Per chi sono pensati i PIR

I PIR possono essere proposti soltanto alle persone fisiche, soprattutto ai piccoli investitori, mentre non possono essere sottoscritti da aziende o da altre persone giuridiche. Vengono gestiti dalle SGR, le Società di Gestione del Risparmio, ma possono avere anche natura assicurativa oppure essere inclusi nel settore del risparmio amministrato.
 
4.      I vantaggi dei PIR

Il vantaggio principale dei PIR è l’esenzione delle tasse sui capital gain, ossia sui rendimenti finanziari come lo stacco di cedole o la distribuzione di dividendi. Perché questa detassazione sia effettiva è però necessario rispettare i parametri sopra citati di durata e importo massimo. Inoltre, in caso di decesso del titolare del PIR, non viene applicata la tassa di successione.
 
5.      Un debutto positivo

Come ha sottolineato Assogestioni, il primo trimestre dei PIR sul mercato italiano ha portato a un ottimo debutto: a fine marzo i piani individuali di risparmio avevano incassato 1,1 miliardi di euro, per un patrimonio gestito di circa 1,9 miliardi. Erano 15 i fondi proposti agli investitori nei primi tre mesi dell’anno, ora si può scegliere tra 35 opzioni. 

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