Non si può certo dire che il rapporto tra i mercati finanziari e i Millennials, i nati tra il 1980 e il 2000, sia saldo e stretto. Anzi: secondo una ricerca di bankrate.com soltanto uno su tre investe nel mercato azionario e per una survey condotta da Ramsey Solution nel 2016 il 60% ha meno di 10.000 dollari da parte per la propria vita una volta in pensione. Eppure si tratta di persone che nella maggior parte ormai hanno tra i 20 e i 30 anni, qualcuno anche di più. Vediamo quali sono i 10 punti principali di questo rapporto “tormentato”, tra positivi e negativi.
 
  1. Troppi rischi

    La ragione principale per la quale un Millennial non vuole acquistare azioni sono i rischi: circa uno su due ne è convinto e questo perché i più giovani hanno ancora in mente la crisi finanziaria del 2008, mentre i più “anziani” tra loro ricordano anche l’esplosione della bolla di internet del 2000.
     
  2. I rendimenti nel lungo termine

    L’osservazione degli analisti ha come alleato i rendimenti sul lungo termine, perché a Wall Street le azioni hanno rendimenti migliori di valute e obbligazioni: secondo un’analisi approfondita le azioni delle grandi compagnie quotate sul listino americano hanno generato ritorni annuali pari al 10% dal 1926 a oggi, contro il 5,6% dei T-Bond e il 3,4% del mercato contante.
     
  3. L’importanza dei Millennials per il mercato

    Per i mercati la liquidità è fondamentale e ne hanno bisogno di continuo. Ecco perché hanno la necessità che i 75 milioni di Millennials inizino a investire e loro avranno come vantaggio lo sfruttamento del potenziale dei guadagni sul lungo termine appena citato.
     
  4. La differenza tra percezione e realtà

    Dobbiamo sempre ricordare che c’è un gap tra percezione data dalle indagini di mercato e la realtà, spiega un’analisi di Merrill Lynch. Infatti, secondo uno studio circa il 65% dei Millennials americani si è detto “positivo e fiducioso rispetto al proprio futuro finanziario”. Un dato in controtendenza rispetto a quelli più allarmanti.
     
  5. Una questione di tempo

    Secondo alcuni analisti è soltanto una questione di tempo prima che anche i Millennials si interessino al mercato azionario. Aspettiamo che crescano, facciano carriera, guadagnino più soldi, creino una famiglia e poi raggiungeranno i livelli di investimento dei loro genitori. Investire fa parte del proprio percorso di crescita personale.
     
  6. Il supporto dei datori di lavoro

    I Millennials devono anche ringraziare i propri datori di lavoro, che spesso nelle grandi aziende iniziano a farli approcciare al mondo degli investimenti. Per quello che possiamo notare negli Stati Uniti, circa il 60% degli investitori tra i 20 e i 30 anni ha iniziato da fondi pensione ai quali ha potuto accedere tramite la propria compagnia.
     
  7. Pochi soldi a disposizione

    Con gli alti tassi di disoccupazione di molti Paesi avanzati, soprattutto tra i giovani, non sono molti i Millennials con la disponibilità economica sufficiente per avere una somma mensile o anche annuale da investire.
     
  8. I Millennials conoscono molte delle società sul mercato

    Un vantaggio dei Millennials è legato alla grande quantità di informazioni a disposizione grazie a internet: se acquistano azioni di una società possono conoscere tutti i dati e i business in poco tempo. Oppure possono aziende nelle grandi società che conoscono già, come per esempio Facebook, Microsoft o Google.
     
  9. I vantaggi dei piani pensionistici individuali

    Iniziare presto, perché i risparmi per domani iniziano oggi. Progettare i primi investimenti in fondi pensionistici grazie al proprio datore di lavoro. Superare le proprie paure di perdere soldi, fare piccoli sacrifici per mettere da parte qualcosa che li renderà più ricchi un domani. Ecco che cosa consigliano gli analisti ai Millennials.
     
  10. La disaffezione culturale

    L’ultimo tema che hanno notato alcuni osservatori è legato alla disaffezione culturale: dopo le molte crisi finanziarie degli ultimi decenni, i Millennials non si fidano più dei mercati e ciò è legato a un sentimento profondo, non soltanto a puri calcoli matematici di rapporto tra rischio e rendimento. Ma per fare loro cambiare idea è sufficiente la giusta dose di informazioni trasparenti e corrette.
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