Il futuro è micro. I millennials sono una generazione che dimostra scarsa propensione al risparmio e all'investimento ed elevata dimestichezza con la gestione digitale del proprio denaro. Due caratteristiche che, sommate, tratteggiano nuovi comportamenti finanziari.
Progettualità

Secondo una ricerca di GOBankingRates, il 69% dei millennials americani ha meno di mille dollari di risparmi sul proprio conto. E il 34% non ne ha neppure uno. La giovane età e, in alcuni casi, le difficoltà economiche e professionali sono una spiegazione. Ma non la sola: i millennials sembrano essere molto focalizzati sul presente e meno attenti a un approccio finanziario di medio-lungo periodo.

Preoccupazioni

Un approccio nel breve termine non significa però essere spensierati. Tutt'altro: una ricerca di Allianz afferma che il 63% dei millennials è preoccupato per il proprio avvenire finanziario. Come saldare la forte tendenza a spendere nel presente con l'apprensione per il futuro? Un contributo può arrivare dal digitale.

Tecnologia

I millennials vivono ormai in simbiosi con la tecnologia. Secondo Deloitte il 90% degli utenti guarda lo smartphone entro 15 minuti dal risveglio. Se questa è la base, l'utilizzo sempre più frequente di servizi finanziari digitali è una delle naturali conseguenze. App e piattaforme si stanno imponendo non solo nell'home banking e negli smart payment ma anche nei micro-risparmi e nei micro-investimenti. L'idea di fondo è comune: prelevare, con una cadenza fissa (quotidiana, settimanale o mensile), piccole somme di denaro dal proprio conto corrente per creare un piccolo salvadanaio. Viste le cifre (da pochi centesimi a qualche euro al giorno), l'operazione ha un impatto (sia concreto che psicologico) limitato. Ma, allo stesso tempo, consente di mettere da parte qualcosa per gli anni a venire. Per farne cosa?

Risparmi

Le app possono educare al risparmio. È il caso, ad esempio, di Digit, Simple o SmartyPig. L'utente decide quanto sottrarre al proprio conto e con quale cadenza. E può  fissare un target, raggiunto il quale avrà accesso ai suoi risparmi.

Ritorni

E se invece l'utente volesse far fruttare i suoi soldi? Stanno fiorendo anche le app di micro-investimento. Il principio di app come MoneyBox o Acorns è lo stesso di quelle dedicate al micro-risparmio. Ma il denaro prelevato viene investito. Servizi di questo tipo non potranno assicurare ritorni milionari, ma hanno diversi pregi: impattano in modo ridotto sul proprio bilancio, sveltiscono le procedure, sfruttano i canali con i quali i millennials hanno grande dimestichezza e lasciano la libertà di dare maggiori o minori deleghe. L'app Stash, ad esempio, mira a una forte partecipazione dell'utente, chiamato a scegliere tra gli Etf proposti.  
 
Sfide

Le sfide da affrontare non mancano: giocare sulle piccole somme significa rivedere le commissioni e riformulare la struttura dei costi di gestione. E poi, digitale o meno, occorre convincere i millennials (molto concentrati sul presente) a investire sul futuro. Ma sarà più semplice farlo sullo smartphone e con pochi euro al giorno.

Finanza e giovani. Leggi di più:

Perché Millennials e fintech cambieranno i servizi finanziari
Sviluppo sostenibile e valori d'impresa. I Millennials investono in un futuro "green"
Millennials: chi sono i nuovi investitori
 
​​​